Cronaca

Dalla minerale alla privatizzazione dell'acqua, quando il business si chiama "oro blu"

di Antonella Loi
Ha il sapore più ampio della gestione e dello sfruttamento (privato) dell'acqua (pubblica) la sentenza della Corte costituzionale che stabilisce che le "concessioni di derivazione" per lo sfruttamento delle acque minerali e termali non possano durare più di 30 anni. Disposizione che annulla leggi come quella della regione Campania che attribuisce ai privati diritti "perpetui" fino a 50 anni. La Consulta, sancendo un "livello non riducibile di tutela ambientale" - l'acqua pubblica è competenza esclusiva regionale - stabilisce che questo debba essere garantito e rispettato su tutto il territorio nazionale: le regioni insomma non potranno concedere diritti sulle minerali oltre i trent'anni.
"Un business tutto a vantaggio degli imprenditori" - Un primo passo verso lo scardinamento di un business tutto a vantaggio degli imprenditori privati e, conseguentemente, a svantaggio dei cittadini. "Il problema delle acque minerali - spiega Paolo Carsetti, segretario generale del Forum italiano dei movimenti per l'acqua - lo ha reso benissimo Iovene nel suo programma Presa Diretta andato in onda domenica sera". A fronte di uno sfuttamento pressoché perpetuo, "le regioni non ricavano nulla".
L'esempio del Molise: 3mila euro di canone all'anno - "Si faccia l'esempio del Molise - continua Carsetti - dove le società private che imbottigliano l'acqua pagano all'ente concedente un canone di 3mila euro annui, a fronte di introiti milionari". Senza contare che le spese per lo smaltimento delle bottiglie di plastica sono interamente a carico dei cittadini, in quanto nessun obbligo è dato agli imprenditori concessionari. Una situazione di palese ingiustizia che, secondo il rappresentante del Forum per l'acqua, la Corte Costituzionale (confermando il dettato del Dlgs 152/2006) ha contribuito a ridimensionare.
Dalla bottiglia all'acquedotto - Ma su questo, come sull'acqua che scende dal rubinetto di casa nostra, c'è ancora molto da dire. "Il problema è ben più ampio e passa per la gestione dell'acquedotto, sostiene Carsetti. La legge Ronchi (leggi) scardina il principio che l'acqua sia un bene pubblico, in quanto attribuisce ai privati la gestione e lo sfruttamento del suo utilizzo per usi civici. Intanto sfatiamo un mito: "Non è vero che l'Unione europea impone agli Stati di privatizzare l'acqua". Per il segretario del Forum, infatti, "l'Europa demanda ai membri il compito di decidere come gestire questo prezioso bene"
E allora perché privatizzare a tutti i costi? "E' evidente: per creare nuovi campi dove fare soldi e che soldi", sostiene Carsetti. Il business non ha confini. Ma molte regioni sembrano averlo capito e provano a porre rimedio: l'ultima in ordine di tempo è la Puglia che approva una norma (che difficilmente, però, vedrà la luce vista l'imminenza della scadenza della legislatura ndr), alla quale il Forum ha contribuito fattivamente, che rende l'acqua bene pubblico e gratuito per tutti i cittadini pugliesi: le tariffe in Puglia sono tra le più alte d'Italia. Un processo di ripubblicizzazione avviato dal presidente Vendola al quale si stanno ispirando molti altri enti pubblici. "La Puglia - ricorda Carsetti - ha fatto un ricorso alla Corte Costituzionale contro l'articolo 15 del decreto Ronchi che viola le prerogative regionali". La partita per ristabilire un principio è ancora aperta.
Manifestazione e referendum - Ma il Forum segue una strada tutta costellata di iniziative a favore dell'acqua "bene comune": una grande manifestazione a Roma il 20 marzo e il contemporaneo lancio della raccolta di firme per un referendum abrogativo che dica no al decreto che privatizza l'acqua. "Scendiamo in piazza per tutelare il bene pubblico, l'acqua, l'ambiente, ma anche contro il nucleare che, proprio sullo sfruttamento dell'acqua a scapito di altri usi ben più utili, basa il proprio funzionamento".
08 febbraio 2010
 
 
 
  
 

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