Momenti di tensione nello stabilimento Alcoa di Portovesme in Sardegna. Appena rientrati dalla trasferta a Roma dove hanno manifestato contro la chiusura dell'azienda, i circa 500 lavoratori hanno allontanato i tre dirigenti aziendali presenti nella fabbrica ed é scoppiato un piccolo tafferuglio. Secondo quanto si è appreso, nella tensione generale alcuni operai sarebbero rimasti contusi agli arti inferiori e superiori ed un auto è stata danneggiata. Dopo l'intervento di una volante del Commissariato della Polizia di Stato di Carbonia nello stabilimento la situazione è tornata sotto controllo, anche se la tensione resta alta in vista dell'incontro di lunedì prossimo a Roma. A scatenare il tafferuglio sarebbe stata la disperazione sta prendendo il sopravvento. Intanto ci si prepara per lo sciopero generale della Sardegna, proclamato da Cgil, Cisl e Uil. Il 5 febbraio per il corteo a Cagliari i lavoratori Alcoa arriveranno con tre autobus che partiranno la mattina presto dallo stabilimento di Portovesme.
Sacconi: "Garantire la continuità produttiva" - Il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi ha dichiarato: "Siamo molto impegnati. Stiamo lavorando e confidiamo di garantire la continuità produttiva". Intanto a Bruxelles, il prossimo 10 febbraio si terrà un incontro tecnico tra funzionari italiani e comunitari sul Dl energia al centro della vicenda Alcoa. A quanto si è appreso, la riunione servirà, tra l'altro, a illustrare nel dettaglio contenti e finalità del decreto e i motivi in base ai quali l'Italia ritiene che il provvedimento non rappresenti un aiuto di Stato.
Calderoli: " Se l'Alcoa chiude è un furto" - Sulla tesissima situazione dell'Alcoa è intervenuto il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli. "Se chiudesse gli stabilimenti italiani sarebbe un furto", ha dichiarato il ministro che invita a provare "a fare dei conti su quanti sostegni ha ricevuto negli ultimi cinque anni e come sta ripagandoli". "Mi spiace dover verificare - ha aggiunto Calderoli - che i tanti incentivi erogati nei confronti delle imprese avessero carattere strutturale e quindi destinati a durare nel tempo e mantenere uno stato occupazionale. Se uno prende degli aiuti strutturali e poi scappa, sta rubandoli", ha concluso il ministro.
Schifani: "Solidarietà e vicinanza agli operai" - Non è pensabile che a fronte di un impegno costante dello Stato nei confronti di realtà produttive, quali l'industria automobilistica e metallurgica pur nella difficile crisi economica che attanaglia le economie di tutto il mondo, si assista alla progressiva dismissione di stabilimenti". Lo ha detto il presidente del Senato Renato Schifani. Schifani ha sottolineato come tali stabilimenti "rappresentano, in alcune aree storicamente ancora più fragili, quali la Fiat di Termini Imerese e l'Alcoa di Porto Vesme, un vero e proprio presidio sociale". "Agli operai di questi siti che rischiano il posto di lavoro - ha aggiunto - va tutta la nostra solidarietà e vicinanza nella loro battaglia per la difesa di un bene primario di così grande rilevanza sociale. A fronte di un impegno delle istituzioni che nel tempo hanno concesso forme di agevolazione, investimento, incentivo, non si può rispondere con il disimpegno".
04 febbraio 2010