Il direttore del Giornale Vittorio Feltri e l'ex direttore di Avvenire Dino Boffo (Ansa)
Chi li ha riconosciuti mentre chiacchieravano davanti alla tavola imbandita di un noto ristorante milanese non ha creduto ai propri occhi: il direttore del Giornale Vittorio Feltri e l’ex direttore di Avvenire Dino Boffo formavano un duo inaspettato. Anzi un trio, visto che insieme a loro c’era anche il fido giornalista feltriano (attuale deputato pdl) Renato Farina. Raccontanto i giornali che tra i commensali del Berti, il locale milanese teatro del singolare rendez-vous, persino politici come Stefania Craxi (sottosegretaria del Pdl) e Stefano Penati (candidato per il Pd alle regionali lombarde) abbiano avuto un moto di sorpresa. Vittima e carnefice insieme. Come tutti sanno, infatti, Boffo fu costretto alle dimissioni proprio dopo la campagna stampa condotta dal Giornale di Feltri.
La presunta omosessualità - Inevitabile pensare a un chiarimento postumo sulla vicenda che ha condotto il direttore del quotidiano di Paolo Berlusconi a chiedere scusa all’ex collega, affondato, dopo aver alluso alla non cristallina moralità del Premier, con l’utilizzo della famosa “informativa allegata al casellario giudiziario” che rendeva di pubblico dominio la sua presunta omosessualità. Salvo appurare in seguito che quella informativa non figurava in alcun fascicolo.
"La necessità di capire meglio" - Pare che l’ex direttore del quotidiano dei vescovi abbia confidato agli amici che non si trattava di un incontro per il perdono, quanto di una sua “esigenza di capire” chi avesse armato realmente la mano dei suoi sicari. Scoprire, finalmente, da dove sia partita la “velina” giunta al Giornale e risultata poi fasulla. Quella che Feltri, in una intervista al Foglio di qualche giorno fa, ha rivelato essergli arrivata da una “fonte istituzionale (una personalità della Chiesa,) di cui non era legittimo dubitare”.
Una mano interna al Vaticano? - Il direttore del Giornale, stando sempre a quanto riportato dagli organi di stampa, non fa nomi ma con le domande rivolte a Boffo innesca comunque una bomba: "Perché il cardinale segretario di Stato vaticano ce l'ha tanto con te? E perché il direttore dell'Osservatore romano (quotidiano vicino alla Segreteria) Gian Maria Vian ce l'ha tanto con te?". Domande che suonano come una indicazione precisa della direzione da cui è giunta sulla scrivania di Feltri la velina avvelenata. Parole che sembrano indicare nell’ambiente vaticano il luogo da cui tutto è partito. E dove qualcuno aveva interesse a silurare il direttore dell’Avvenire, in quanto alfiere di una fazione avversaria. Per dirla meglio, come riporta Repubblica, qualcuno appartenente al giro della segreteria vaticana (più disponibile nei confronti del governo italiano) e rivale della Cei e del suo giornale (attestati su posizioni maggiormente critiche verso l’esecutivo). Boffo, del resto, si sarebbe anche macchiato della colpa di aver fatto da trait d'union tra Camillo Ruini e il suo successore alla Cei, Bagnasco.
Boffo verso Repubblica? - Feltri comunque, come riporta la stampa, si limita alla ricostruzione dei fatti: “L’emissario, arrivò da me per portarmi la fotocopia, poi mi lasciò un foglietto che era un riassunto degli atti processuali, almeno così mi fu detto. In questa velina era scritto che chi aveva fatto questa molestia era un omosessuale”. In seguito con la pubblicazione degli atti secretati si scoprirà che Boffo non risultava coinvolto nei fatti di omosessualità caricatigli sulle spalle ed arriveranno, più tardi, le scuse di Feltri. Adesso è arrivato anche questo chiarimento a tavola. Un preludio a una completa riconciliazione? Forse, come ha spiegato il più diretto degli interessati, solo la voglia di fare maggiore chiarezza. Un auspicio necessario per una vicenda che qualche lato oscuro lo presenta ancora. Fa bene comunque Boffo, che secondo Dagospia ha già prenotato una scrivania a Repubblica, a cercare di gettarvi un fascio ulteriore di luce.
02 febbraio 2010