Una manifestazione a Roma dei lavoratori Alcoa (Ansa)
Una manifestazione a Roma dei lavoratori Alcoa (Ansa) 

Cronaca

Alcoa, impianti fermi dal 6 febbraio: tensione alle stelle a Portoveme, i lavoratori si incatenano

di I.D.
Tensione alle stelle a Portovesme, in Sardegna, per il fallimento a Roma della trattativa per la ripresa della produzione nello stabilimento dell’Alcoa. Durante l’incontro al ministero per lo Sviluppo economico la multinazionale dell’alluminio ha confermato la Cassa integrazione di sei mesi per gli stabilimenti italiani, cosa che viene letta da più parti come l’anticamera della chiusura definitiva. Non è bastato che il governo formalizzasse in un decreto l’abbattimento del costo dell’energia elettrica per la Sardegna e la Sicilia, con importanti ricadute sulle imprese energivore. L’Alcoa ha giustificato la sua decisione di proseguire sulla via della Cig con il timore che la Ue consideri l’intervento “aiuto di Stato” e lo sottoponga a sanzioni. Non bisogna dimenticare che ha già subito una multa di quasi 300 milioni di euro da Bruxelles per precedenti provvedimenti in materia tariffaria varati dal governo italiano. Preferisce perciò attendere. Tuttavia era proprio quella sull'abbattimento del costo energetico la principale garanzia chiesta dall'azienda per continuare la produzione in Italia.
Il 6 febbraio la fermata degli impianti - La società di Pittsburgh ha annunciato la fermata temporanea degli impianti di Portovesme (Sardegna) e Fusina (Veneto) a partire dal 6 febbraio, quando partirà anche la cassa integrazione, attivata unilateralmente dall'azienda l'11 gennaio scorso. Secondo Alcoa la produzione potrebbe riprendere solo se da Bruxelles arriverà l'ok al decreto. Cosa per la quale serviranno dai 3 ai 6 mesi.
Tre lavoratori si incatenano ai cancelli dell'Enel - Davanti alla pesante prospettiva di perdere l'occupazione, la reazione dei lavoratori è stata immediata e 3 operai si sono incatenati ai cancelli della centrale Enel, a poche decine di metri dalla fabbrica di alluminio primario. Mentre l’ingresso allo stabilimento Alcoa è stato subito presidiato dai manifestanti che bloccano le merci e si preparano, dopo l’assemblea prevista per oggi, ad altre dure azioni di lotta. In palio oltre 2500 posti di lavoro, messi in pericolo come non mai nella storia del Sulcis. I timori di un disimpegno totale degli americani a Portovesme sono alimentati anche dalle notizie diffuse negli ultimi giorni, che vorrebbero l'Alcoa orientata a trasferire la lavorazione del metallo primario dall'Italia all'Islanda, dove troverebbe costi energetici e del lavoro molto più vantaggiosi.
Il comportamento di Alcoa considerato inaccettabile - Il comportamento dell'azienda metallurgica è stato però considerato inaccettabile sia dal Governo che dalla Regione e dai sindacati. Il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia si è detto sconcertato in quanto "tutte le condizioni poste dall'Alcoa sono state soddisfatte". I rappresentanti dei lavoratori non vogliono assolutamente assecondare la decisione aziendale, perché ritengono possa trattarsi di un "atto irreversibile". Per questo hanno chiesto l'intervento della Presidenza del Consiglio dei ministri. Un incontro è stato previsto per il 5 febbraio, ma probabilmente sarà anticipato, visto che per quel giorno Cgil, Cisl e Uil hanno dichiarato lo sciopero generale in Sardegna.
Cappellacci chiede chiarezza, Costa è furente - Davanti alla vicenda che coinvolge i lavoratori sardi, il presidente della Giunta regionale sarda Ugo Cappellacci ha dichiarato che "è difficile stabilire se esistano ancora degli spiragli, ma continueremo a lavorare per cercare di mantenere gli impianti in marcia". Certo, secondo il governatore, non si può più discutere con una Alcoa che "alza sempre l'asticella". Occorre che l'azienda dica subito "se vuole mollare e, in questo caso, ci metta in condizione di cercare una alternativa". In caso contrario, Cappellacci preannuncia l'intenzione di "procedere all'escussione immediata delle fidejussioni prestate". Insomma la multinazionale non sembra aver intenzione di riaprire lo stabilimento, nonostante le garanzie governative sui costi energetici, forse in attesa di conoscere il parere ufficiale della Ue in merito. Certo, per la sofferente economia del Sulcis, ciò non promette nulla di buono. Il segretario regionale della Cgil Enzo Costa è furente: "Alcoa ha dimostrato di non avere alcuna volontà di proseguire la propria attività:  la sua è una decisione assurda, da contrastare in tutti i modi».
 
 
 
27 gennaio 2010
 
 
 
  
 

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