Il premio Nobel Elie Wiesel alla Camera e la cerimonia ufficiale con il presidente Napolitano al Quirinale: questi i due appuntamenti principali del Giorno della Memoria, la manifestazione - giunta al suo decennale - che, il 27 gennaio - liberazione di Auschwitz - ricorda lo sterminio degli ebrei europei in Europa. Ma sono decine le iniziative che si svolgeranno in tutta Italia affiancando quelle ufficiali decise dal Comitato di coordinamento della presidenza del Consiglio dei ministri e illustrate ad inizio settimana dal sottosegretario Gianni Letta.
Al Vittoriano è stata allestita la mostra Auschwitz-Birkenau, curata dal giornalista Bruno Vespa e dal direttore del Museo dello Shoah di Roma, Marcello Pezzetti: "Per la prima volta saranno mostrati i documenti originali delle Transport list, ovvero delle liste dei deportati, stilati dagli autori del genocidio. Un mondo per contrastare il negazionismo di oggi". Sempre a Roma, alle ore 10,30 Liliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz, sarà protagonista di un incontro organizzato dall’Associazione Figli della Shoah, dal Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e dalla testata Il sole 24 ore, dal cui sito si potrà seguire la diretta video.
Tra i numerosi eventi, che si tengono un tutto lo Stivale, si segnalano a Milano la presentazione del libro di Liliana Picciotto, con introduzione di Ferruccio De Bortoli, L’alba ci colse come un tradimento Gli ebrei nel campo di Fossoli. 1943-1944. A Torino aprirà i battenti la mostra 1938-1945. La persecuzione degli ebrei in Italia. Documenti per una storia“. A Bari presso l'Università si terrà un eminario di studi su Gli ebrei in Albania sotto il fascismo. Una storia da ricostruire'.
A Firenze La Banalità del male, libro della filosofa tedesca Hannah Arendt, è il titolo di uno dei momenti organizzati dalla Giunta regionale per il Giorno della Memoria, mentre al Mandela Forum, migliaia di studenti provenienti da tutta la Toscana incontreranno il premio Nobel per la letteratura Imre Kertész , autore di Essere senza destino. A Bologna al Museo ebraico si possono vedere le fotografie di Norman Gershman che documentano in che modo l’Albania, uno stato in cui all’inizio della guerra dimoravano solo 200 ebrei, negli anni dello sterminio diventò un rifugio. Circa 2.000 ebrei furono salvati infatti da albanesi musulmani devoti al "besa", il codice d’onore che impone l’ospitalità.
26 gennaio 2010