"La novità annunciata dal New York Times con il ritorno ai contenuti a pagamento su internet è un passo importante nella ricerca comune di un nuovo modo di fare i giornali, cartacei o elettronici che siano". Il presidente del Gruppo L'Espresso, Carlo De Benedetti, esordisce così in un intervento pubblicato sul Sole 24 Ore a proposito del rapporto delle imprese editoriali con i colossi di internet: "la Rete - dice - non può restare un Far West senza regole" dove "tutto é gratis e la pirateria non è un reato".
Finita l'era dei contenuti gratuiti - De Benedetti riconosce che "lo sviluppo della Rete in questi anni non sarebbe stato così impetuoso senza il contributo dell'informazione" ma gli utenti si sono "abituati" a fruire di ogni contenuto informativo gratis e la strategia degli editori di puntare tutto sulla pubblicità si è rivelata, complice la crisi, "un errore" per i bilanci: "quando i conti non tornano - spiega - è la libertà d'espressione a soffrirne per prima e di più".
"Far pagare le notizie di qualità su internet - aggiunge - è parte del mix di misure anticrisi che gli editori stanno delineando"; dopo tutto, afferma, "se si offre un buon prodotto, chiunque capisce che è ragionevole pagarlo, sia che se ne fruisca sul cellulare, sia online". De Benedetti parla di Google e del suo aggregatore di news, ma anche di "molti altri soggetti" che a suo avviso "non rispettano le regole che tutelano i diritti di proprietà intellettuale". Occorre allora "rilanciare la protezione del copyright, studiando l'adozione di software e sistemi che consentano un reale controllo dell'uso e del rispetto dei diritti connessi a ciascun contenuto". Il sistema dei micropagamenti, aggiunge, funzionerà solo se abbinato con "qualcosa di molto semplice come l'iTunes di Apple".
"Da parte degli editori - commenta l'imprenditore - sarà necessario un approccio graduale, che veda mettere a pagamento contenuti oggi non disponibili gratuitamente online ma già pronti all'uso e altri realizzati ad hoc, possibilmente esclusivi e di nicchia. Può essere l'occasione per consolidare, in Italia, un approccio di sistema da parte degli editori". De Benedetti, in particolare, nota che "come Google, molti altri soggetti, dagli aggregatori alle rassegne stampa, non rispettano le regole che tutelano i diritti di proprietà intellettuale". Poi un invito agli operatori di rete, "che accettino di condividere con noi una quota dei loro ricavi dovuti all'accesso: i contenuti attraggono utenza, ma i ricavi vanno tutti agli oligopolisti dell'intermediazione. E' ora di cambiare registro".
24 gennaio 2010