Gli operai dell'Alcoa si preparano a marciare di nuovo su Roma (Ansa)
Cronaca
Crisi Alcoa, il sindacato: o il governo ci convoca o andremo noi a Roma con gli operai
Il sindacato non ci sta a vedere scomparire le aziende dell’allumino di Portovesme e Fusina e si prepara all’azione. "Se non ci sarà immediata convocazione di un tavolo di confronto sulla vertenza Alcoa a Palazzo Chigi, andremo noi a Roma a prendercela". La dichiarazione è dei segretari nazionali della Fiom Cgil e Fim Cisl, Giorgio Cremaschi ed Emilio Lonati, durante l'assemblea aperta organizzata stamane nello stabilimento Alcoa di Portovesme.
Un documento per chiedere la convocazione - Nel pomeriggio i rappresentanti confederali del Sulcis e le Rsu di Cgil, Cisl e Uil hanno formalizzato in un documento la richiesta di convocazione al Governo. Già da domani, però, riparte la mobilitazione nelle piazze con iniziative quotidiane, come proposto dagli stessi sindacati. "Non si può accettare la devastazione sociale e abbiamo bisogno di continuità produttiva - dice Cremaschi - E' solo per questo che abbiamo sostenuto la richiesta di Alcoa per l'abbattimento delle tariffe energetiche.
La responsabilità politica - C'é una responsabilità politica - denuncia il leader della Fiom - e se davvero l'alluminio è un settore strategico, allora il Governo deve fare strategia". "La clessidra è sul tavolo e ci stiamo avvicinando al termine dei 25 giorni per la procedura di cassa integrazione al termine dei quali l'Alcoa può decidere unilateralmente - ricorda il segretario della Fim Lonati - Anche se ci fosse la possibilità di una integrazione salariale - spiega -, la Cig speciale a zero ore per tutti gli operai significherebbe la chiusura dello stabilimento. Questo è il tempo delle risposte e serve un accordo complessivo con il Governo".
19 gennaio 2010

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