Cronaca

Parla la bimba che era in braccio al Papa: "Alì Agca ora non diventi un eroe"

Oggi ha 30 e due figli: una bambina di 5 anni e un maschietto di 15 mesi. Quando Alì Agca sparò a Giovanni Paolo II si trovò a un soffio dalla traiettoria del proiettile che ferì il Papa. E forse fu anche per merito suo se Wojtyla quel 13 maggio del 1981 si salvò: lo stesso Agca , infatti, confessò agli investigatori di aver "sbagliato mira perché il Papa aveva una bimba in braccio".
Quella bimba è Sara Bartoli: la papamobile si fermò davanti a lei e la mamma, Luciana Funari la sollevò in direzione del Pontefice, che la afferrò e le diede un bacio sulla testina. Oggi Sara, che vive e lavora a Lariano (Roma), è stata raggiunta dalla notizia della liberazione di Agca che l'ha lasciata stupita. E si augura che ora l'attentatore non diventi un "eroe" tv: "L'annuncio l'ho sentito stamani al telegiornale, sono rimasta sorpresa. Per il fatto in sé e per tutto il tempo che é passato. Nelle sue parole e nel suo tono di voce si coglie tutta la sproporzione tra il fatto di oggi e la gravità dell'attentato di 29 anni fa. Ma nessun astio. "Il perdono della persona a cui fece del male - dice - l'ha già ottenuto. Non sta a me giudicare. Certo, Agca ha compiuto un atto gravissimo, ha colpito quello che per un cristiano è il simbolo più grande. Se si parte da qui, forse non sarebbe mai dovuto uscire di prigione. Ma il metro non può essere questo. La giustizia ha fatto il suo corso: quindi, mi limito a dire: così sia".
Del giorno dell'attentato Sara non ricorda niente. "Ero troppo piccola", dice. Aveva un anno e mezzo. "E' stato un evento più grande di me - afferma - e crescendo all'inizio non lo accettavo: era come una responsabilità troppo grande per una ragazzina. Non c'é stato un momento preciso in cui mi sono riaccostata a questo tragico episodio. Ci sono cresciuta insieme. Chi, dopo avermi conosciuta, veniva a sapere di quel 13 maggio, mi faceva domande. Gli anniversari e la scomparsa di Giovanni Paolo sono stati altrettanti passaggi chiave". Quando le si chiede se può essere stata proprio la sua presenza a evitare la morte di Wojtyla, si schernisce.: "Agca disse così, ma non so se sia attendibile".
Ora, l'ipotesi che l'attentatore del Papa possa diventare il soggetto di film, biografie e comparsate tv, come lui stesso ha annunciato, non le piace. "Ma ormai - aggiunge - è così che succede: ci siamo abituati. Se l'informazione fa i suoi approfondimenti e lui spiega perché ha compiuto quel gesto, bene. Ma non vorrei mai che si mettesse in moto quel meccanismo per cui chi si è macchiato di un crimine così grave diventa un' 'eroe' televisivo o appare come un uomo più importante di quello che é. Anche io avrei potuto sfruttare la mia vicenda, ma non l'ho mai fatto". Sara ha incontrato un paio di volte Giovanni Paolo II dopo l'attentato, in udienza generale: "E' stata sempre una grande emozione: lui era semplicemente un grande uomo". E se Agca chiedesse di incontrarla, lo incontrerebbe? Resta perplessa. "Non so - risponde - non mi sono mai posta la domanda, davvero non so. Ma credo sia improbabile".
 
18 gennaio 2010
 
 
 
  
 

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