Cronaca

Meredith, dimezzata la pena a Rudy Guede: condannato a 16 anni in appello

Rudy Guede è responsabile di avere violentato e ucciso Meredith Kercher, insieme a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox, anche per i giudici di secondo grado. Per lui però la pena scende notevolmente, da 30 a 16 anni di reclusione grazie alle attenuanti generiche e allo sconto di pena previsto dal rito abbreviato scelto dall'ivoriano, allineandosi di fatto a quella inflitta in primo grado ai suoi coimputati (26 anni alla Knox, uno di meno a Sollecito processati con il rito ordinario e quindi senza benefici per il rito). Una decisione che comunque Guede accoglie dicendo: "non sono contento perché sono innocente".
La sentenza dopo quasi sei ore di camera di consiglio - Tecnicamente è una parziale riforma di quella emessa dal gup Paolo Micheli che aveva anche rinviato a giudizio Sollecito e la Knox. I giudici di secondo grado hanno confermato la responsabilità di Guede, arrestato pochi giorni dopo il delitto, per il reato di omicidio e per le aggravanti dalla violenza sessuale e dai futili motivi, dichiarate equivalenti alle attenuanti generiche che non erano state concesse in primo grado (già riconosciute a Sollecito e alla Knox). Aggiungendo lo sconto di un terzo previsto dall'abbreviato la pena è quindi passata da 30 a 16 anni di reclusione. Una sentenza che il legale della famiglia Kercher Francesco Maresca comunque "conferma il lavoro della procura" che ha coordinato le indagini della polizia. "La ricostruzione - ha sottolineato - non ha subito infatti alcuna variazione nella valutazione dei giudici. E' stato solo fatto un calcolo di pena automatico".
Bisognerà attendere le motivazioni - In base alla ricostruzione operata dai pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi nel processo di primo grado a Sollecito e alla Knox, i due ex fidanzati arrivarono nell'abitazione insieme a Guede (che aveva un appuntamento con l'americana per questioni legate all'uso di droga). Tra Amanda e Mez ci fu quindi una discussione sfociata - secondo l'accusa - nell'aggressione, cominciata mentre l'ivoriano era in bagno ma alla quale Guede partecipò poi bloccando la vittima per un braccio (Sollecito le teneva l'altro) e tentando con lei un approccio sessuale mentre la Knox la accoltellava alla gola. "Non sono quello che le ha tolto la vita e non l'ho violentata" ha detto l'ivoriano nel processo d'appello. Guede ha infatti sostenuto di essere entrato in casa insieme alla Kercher, con la quale aveva un appuntamento, per poi avere un approccio sessuale consensuale con lei e recandosi quindi in bagno. Mentre era lì - in base alla sua versione - Mez venne aggredita e uccisa. Guede ha sostenuto di avere cercato di soccorrere prima di allontanarsi sotto choc, ma di non esserci riuscito. Un "raccontino non credibile" secondo il pg che aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado. Convinti dell'innocenza di Guede (compirà 23 anni il prossimo Santo Stefano) continuano a essere i suoi difensori Walter Biscotti e Nicodemo Gentile che ne hanno chiesto l'assoluzione perché estraneo all'omicidio.
 I legali hanno già annunciato ricorso in Cassazione - Per l'avvocato Biscotti quella di oggi è infatti una sentenza che rappresenta "un mattone sulla strada delle decisione definitiva". "E' una sentenza che accogliamo in modo tiepido, perché ha riconosciuto comunque l'esistenza della violenza sessuale" ha sottolineato Gentile. Per loro la battaglia processuale non è ancora finita. Uscendo dal tribunale Guede, ha rivolto lo sguardo verso un gruppo di suoi amici che si trovava tra il pubblico, e ha risposto a una domanda dei giornalisti. Contento? "Non sono contento, sono innocente".
22 dicembre 2009
 
 
 
  
 

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