Angeli Izzo (Ansa)
Angeli Izzo (Ansa) 

Cronaca

Il caso Izzo: dal Circeo al duplice omicidio di Campobasso

La semilibertà ad Angelo Izzo, per la quale l'Italia è stata  condannata a Strasburgo, era stata concessa nel novembre del 2004 dai giudici del tribunale di sorveglianza di Palermo quando il mostro del Circeo era recluso al carcere "Pagliarelli". Qui stava scontando l'ergastolo per il massacro del Circeo, compiuto negli anni '70, quando insieme ad Andrea Ghira e Gianni Guido seviziò ed uccise Rosaria Lopez e ridusse in fin di vita Donatella Colasanti che si salvò fingendosi morta.
I motivi della semilibertà - Il beneficio fu deciso perché Izzo si procurò la possibilità di lavorare a Campobasso, presso l'Associazione "Città Futura": i giudici, in considerazione della proposta di lavoro e dei "progressi compiuti nel corso - si legge nel provvedimento dei magistrati palermitani - del trattamento e le prove concrete e costanti di partecipazione all'opera di rieducazione", concessero la semilibertà e il conseguente trasferimento al carcere di Campobasso, dal quale lo stesso Izzo era stato allontanato undici mesi prima perché ritenuto pericoloso dal locale giudice di sorveglianza. Ogni mattina il detenuto usciva dal carcere per recarsi al lavoro a pochi metri di distanza dal penitenziario in un ufficio dove si dava ascolto a persone in difficoltà.
Uccise madre e figlia - A lui si rivolsero Maria Carmela e Valentina Maiorano, moglie e figlia di Giovanni Maiorano, compagno di cella di Izzo nel carcere di Palermo. Sei mesi dopo, il 28 aprile del 2005, Izzo uccise Maria Carmela e Valentina, di appena 14 anni, dopo averle portate in una villetta a pochi chilometri da Campobasso, le soffocò e sotterrò i corpi nel giardino. I delitti furono scoperti due giorni dopo in seguito all'arresto di due complici di Izzo, fermati mentre trasportavano una pistola dalla Puglia al Molise. Per la concessione della semilibertà ad Izzo nel 2008 i magistrati di Palermo che firmarono il provvedimento, Pietro Cavarretta e Gabriella Gagliardi, furono condannati dalla sezione disciplinare del Csm alla sanzione dell'ammonimento, dopo una azione disciplinare sollecitata dall'allora ministro della Giustizia, Roberto Castelli. Secondo il "tribunale delle toghe" i due sono stati ritenuti colpevoli di "lesione del prestigio dell'ordine giudiziario" per aver omesso di valutare, nell'emettere il loro provvedimento, gli elementi negativi che risultavano dal fascicolo e che avevano spinto il giudice di sorveglianza di Campobasso e il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ad allontanare Izzo dal Molise.
15 dicembre 2009
 
 
 
  
 

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