Cronaca

Spatuzza su Berlusconi: "Graviano mi parlò di quello di Canale 5, ci avevano messo il Paese in mano"

Il pentito Gaspare Spatuzza ha concluso la sua deposizione al processo d'Appello in corso a Torino contro Marcello dell'Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La seconda sezione della Corte d'appello di Palermo - in trasferta per motivi di sicurezza a Torino - aveva respinto l'istanza di revoca della testimonianza del pentito presentata dai legali del senatore del Pdl. Dell'Utri è presente in aula. La corte ha deciso che il processo continuerà a Palermo l'11 dicembre con i boss Graviano, Giuseppe e Filippo, in videoconferenza
Graviano cita Berlusconi e Dell'Utri - Lunga e particolareggiata la deposizione del pentito. E' un incontro avvenuto nel '94 al bar Doney di Via Veneto, a Roma, prima del fallito attentato all'Olimpico, l'episodio centrale di cui ha parlato davanti alla corte d'appello di Palermo, in trasferta a Torino. Spatuzza si incontra, in quella occasione, con Giuseppe Graviano, che "aveva un atteggiamento gioioso, come chi ha vinto all'enalotto o ha avuto un figlio". "Ci siamo seduti - dice Spatuzza - e disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo e questo grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa storia, che non erano come quei quattro 'crasti' socialisti che avevano preso i voti dell'88 e '89 e poi ci avevano fatto la guerra. Mi vengono fatti i nomi di due soggetti: di Berlusconi..., Graviano mi disse che era quello del Canale 5, aggiungendo che di mezzo c'é un nostro compaesano, Dell'Utri. Grazie alla serietà di queste persone - prosegue Spatuzza, citando Graviano - ci avevano messo praticamente il Paese nelle mani".
"Avevo paura di parlare di Berlusconi" - "I timori di parlare del presidente del Consiglio Berlusconi erano e sono tanti. Basta vedere che quando ho cominciato a rendere i colloqui investigativi con i pm mi trovavo Berlusconi primo ministro e come ministro della Giustizia uno che consideravo un 'vice' del primo ministro e di Marcello Dell'Utri", ha spiegato Spatuzza davanti ai giudici di Palermo. Spatuzza poi ha detto: "La mia missione è restituire verità alla storia e non mi fermerò di fronte a niente. E' una mia missione per dare onore a tutti quei morti, a tutta quella tragedia. E' mio dovere".
"Nell''87 sostenemmo i socialisti" - "Nell''87 Giuseppe Graviano mi disse che dovevamo sostenere i candidati socialisti alle elezioni. All'epoca il capolista era Claudio Martelli. A Brancaccio facemmo di tutto per farli eleggere e i risultati si videro: facemmo bingo", ha detto Spatuzza raccontando l'incontro con Graviano.
"Avevo paura di pentirmi" - "Nel 2004, quando eravamo entrambi detenuti nel carcere di Tolmezzo, parlai a Filippo Graviano della possibilità di dissociarci da Cosa Nostra. Lui mi disse: 'Non ci interessa la dissociazione, perché tutto deve arrivare dalla politica, che deve fare le leggi", ha detto ancora Gaspare Spatuzza, ripercorrendo le tappe della sua decisione di lasciare Cosa Nostra. "Nel 2005 - ha continuato - ebbi un colloquio investigativo con l'allora procuratore Antimafia, Pierluigi Vigna, ma non me la sentii di pentirmi formalmente, perché sapevo che sarei stato rinnegato dalla famiglia (cosa che poi è successa n.d.r.), perché ero certo che raccontando la verità sulla strage di Via d'Amelio sarei entrato in conflitto con i magistrati e perché avrei dovuto parlare della sfera politica, cosa che mi spaventava".
"Pentito grazie alla fede" - "Il mio pentimento è la conclusione di un bellissimo percorso spirituale cominciato grazie al cappellano del carcere di Ascoli Piceno. E' lui che mi ha fatto studiare la teologia. A quel punto mi sono trovato ad un bivio: scegliere Dio o Cosa nostra". Lo ha detto il pentito Gaspare Spatuzza deponendo, a Torino, al processo Dell'Utri. "Nel gennaio del 2008 - ha aggiunto - ho deciso di fare il passo definitivo e ho chiesto, tramite un agente della polizia penitenziaria di cui mi fidavo, di incontrare il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. L'incontro avvenne a marzo. Io gli dissi che non chiedevo niente allo Stato, che le istituzioni sapevano cosa avrebbero fatto di me. Ma non nego che avevo molta paura".
"Cosa nostra fece terrorismo" - "Ho fatto parte dagli anni Ottanta al Duemila di un'associazione terroristico-mafiosa denominata Cosa nostra. Dico terroristica per quello che mi consta personalmente, perchè dopo gli attentati di via D'Amelio e Capaci, ci siamo spinti oltre, come l'attentato al dottor Costanzo", dice Spatuzza davanti ai giudici.
"Dopo le stragi abbiamo gioito" - "Dopo le stragi di Capaci e Via d'Amelio abbiamo gioito, perché Falcone e Borsellino erano nostri nemici; mentre i morti di Firenze e Milano non ci appartenevano. Lo dissi a Giuseppe Graviano, quando lo incontrai a Campofelice di Roccella nel '93''. Lo ha detto il pentito Gaspare Spatuzza, che sta deponendo al processo Dell'Utri, e che ha definito "anomale", nella consueta strategia di sangue di Cosa Nostra, le stragi di Firenze, Roma e Milano del '93. Anomalia che il pentito spiega in quanto quegli eccidi rientravano in una strategia terroristica. ''Quando rappresentai a Giuseppe Graviano - ha aggiunto -, che mi aveva incontrato per parlare di un altro attentato ai danni dei Carabinieri, questa mia debolezza, lui mi rispose: 'E' bene che ci portiamo un po' di morti dietro, così chi si deve muovere si dia una 'smossa' ".
Il giudice respinge la richiesta di revoca - Dopo pochi minuti di camera di consiglio i giudici della seconda sezione della Corte d'appello di Palermo hanno respinto la richiesta dlela difesa. A sorpresa, l'avvocato Alessandro Sammarco ha chiesto ai giudici della seconda sezione della Corte d'appello - prima dell'interrogatorio del pentito - di revocare l'ordinanza con cui avevano ammesso la testimonianza dell'ex boss. "Quello che sta accadendo in questo processo - ha spiegato - è del tutto anomalo. Il dibattimento era giunto al termine, quando è stato inondato da quintali di documenti relativi a temi diversi da quelli trattati in primo grado".
Dell'Utri: la mafia vuole far cadere il governo - Per l'imputato Marcello Dell'Utri - già condannato in primo grado a 8 anni di carcere -"La mafia ha tutto l'interesse a far cadere il governo Berlusconi perché è quello che ha fatto di più contro Cosa Nostra". Poi, intervistato dai giornalisti che gli chiedono delle sue conoscenze, dice: "I Graviano? Non li ho mai conosciuti, io non conosco nessuno". Idem per il "Capo dei capi": "Provenzano? Sta scherzando", ha aggiuto. "Io conoscevo Vittorio Mangano - ha affermato Dell'Utri - punto e basta".
"Altro che bomba atomica, Spatuzza è solo un petardo", ha commentato uno dei legali del senatore Marcello Dell'Utri, l'avvocato Nino Mormino. "Sono in corso due processi - ha aggiunto -: uno nella sede naturale che è quest'aula; l'altro mediatico che ha una fonte anomala negli investigatori che diffondono le notizie alla stampa. In questo secondo processo - ha detto il legale - si parla di un'indagine sviluppata altrove che arriva addirittura a vedere Berlusconi e Dell'Utri collusi con Cosa nostra e mandanti delle stragi".
Spatuzza guardato a vista - Il killer di Brancaccio, che testimonia al processo d'appello per concorso in associazione mafiosa nei confronti di Marcello Dell'Utri, ha trascorso la notte in una località segreta ed ora aspetta di essere chiamato a deporre davanti alla seconda sezione della corte d'appello di Palermo, in trasferta a Torino per motivi di sicurezza. Spatuzza è guardato a vista dalle forze dell'ordine in una stanza protetta collegata alla maxiaula 1.
04 dicembre 2009
 
 
 
  
 

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