Cronaca

Brenda, in un computer la soluzione del giallo. I pm: lei disse di non possedere pc

La chiave per la risoluzione del giallo sulla misteriosa morte di Brenda, il trans coinvolto nel caso Marrazzo, resta legata al personal computer trovato immerso nell'acqua nell'abitazione di Via Due Ponti. In quel pc, si spera infatti di trovare degli elementi che aiutino a far luce sul caso al momento pieno di contraddizioni. Anche se la pista più seguita resta quella dell'omicidio, non si esclude nemmeno l'incidente o un avvertimento poi trasformatosi in tragedia.
Ancora ignoto il contenuto del pc - Gli inquirenti confidano molto nei risultati che i tecnici nominati potranno fornire e li attendono per i prossimi giorni. Sicuramente l'acqua che ha bagnato l'apparecchiatura - il pc era immerso in un lavandino con il rubinetto aperto - non sembra aver rovinato i file eventualmente memorizzati. Oggi inquirenti e investigatori torneranno a riunirsi per l'analisi di tutti gli elementi raccolti sulla morte della transessuale brasiliana.
Brenda non aveva un computer - L'altro aspetto che non convince gli inquirenti si basa sull'assunto che Brenda non possedesse affatto un computer. All'inizio delle indagini sui ricatti all'ex Governatore del Lazio, il trans si mostrò subito disposto a collaborare con la giustizia mettendo a diposizione i suoi cellulari, ma non parlò affatto dell'esistenza di un personal computer. Fatto confermato dall'ispezione poi fatta nel suo appartamento.
Quella somma che doveva riscuotere - Anche l'ipotesi che Brenda fosse legata ad un giro di ricatti a personaggi noti resta valida. In un'intervista rilasciata al Manifesto, la sorella aveva raccontato che Brenda era in attesa di incassare una grossa somma di danaro e che le aveva garantito lo avrebbe spedito in Brasile per aiutarla a comprare una casa. Ora gli inquirenti si chiedono se tale somma di denaro non fosse ad esempio il compenso per qualche video scottante che la stessa Brenda avrebbe girato per poter ricattare qualcuno. Ma chi?
Natali avvisò Marrazzo: è pericolosa - Quel che è certo è che Brenda non era ben vista negli ambienti trans, proprio perché considerata inaffidabile in tal senso. La stessa Natali, l'altro trans coinvolto nella vicenda Marrazzo, avrebbe più volte messo in guardia il Governatore sulla falsità del viado ma anche sul suo esser spesso sopra le righe. Negli ultimi mesi, rilevano alcuni conoscenti, Brenda era spesso ubriaca.
"Aveva paura e voleva fuggire" - L'altro aspetto emerso dalle indagini è che Brenda convivesse un po' con il timore di essere uccisa. Alcuni viado confermano infatti che voleva fuggire, che aveva paura. Una paura che nasceva probabilmente anche dai tanti messaggi inviati per il tramite di Facebook da conoscenti che la esortavano a fuggire.
Che fine ha fatto il secondo cellulare? - La pista dell'omicidio rimane prevalente su quelle della fatalità e del suicidio, ma ci sono ancora molti punti da chiarire: ad esempio che fine abbia fatto uno dei telefoni cellulari di Brenda, mentre sembra che non ci siano molte possibilità di identificare, almeno in questa fase dell'indagine, l'ultimo cliente della trans. Nei prossimi giorni proseguirà anche la raccolta delle testimonianze ed entreranno nel vivo gli esami medico-legali disposti.
Si attendono gli esiti degli esami istologici - I magistrati attendono ora dal pool di cinque medici del Policlinico Gemelli, nominati in sede di autopsia, gli esiti delle analisi istologiche e tossicologiche. Queste ultime, in particolare, sono ritenute molto importanti poiché il viado, nelle ultime settimane, aveva cominciato ad assumere con regolarità massicci quantitativi di Minias, un tranquillante. Scatole del medicinale, alcune delle quali completamente svuotate, sono state trovate nel miniappartamento di Brenda.
Show di Paolini: "Brenda mi salvò dal suicidio" - Il famoso 'Arlecchino della Tv', Gabriele Paolini, nel pomeriggio, armato di megafono, ha improvvisato uno show 'felliniano' alla Fontana di Trevi a Roma. "Brenda è semplicemente un essere umano, una persona che in un mio momento di debolezza mi è stata molto vicino" ha gridato Paolini, che si è poi immerso a mezzobusto all'interno della Fontana. "Quello che ho fatto oggi - ha spiegato poco dopo - è stato uno show artistico surreale e felliniano". "Brenda l'ho conosciuta e intervistata nove anni e mezzo fa e mi è servita umanamente quando nel 2007 tentai il suicidio, per la terza volta nella mia vita. La chiamai per comunicarle il mio stato emotivo e lei mi convinse a non farlo dicendomi: 'non fare il cretino, c'é bisogno di te in questo mondò". Il riferimento, ha spiegato Paolini, era alla lotta da lui intrapresa, e ancora oggi portata avanti, contro la pedofilia.
Appello dell'associazione trans: "Chi sa parli, basta bugie" - A chiedere collaborazione affinché si faccia luce nella vicenda è Leila Daianis, presidentessa dell'associazione dei trans Libellula al termine dell'incontro avuto questa mattina in Questura con i dirigenti della Squadra Mobile. La Daianis ha proseguito affermando che "parlare così senza conoscere le cose è più pericoloso e crea confusione. La legge prevede che quando denunci lo sfruttamento si può ottenere il permesso di soggiorno per ragioni di giustizia. Dico - ha insistito - alla comunità dei trans brasiliani di non avere paura. Bisogna essere sinceri non contraddicendosi l'una con l'altra, non parlare per ottenere un momento di celebrità". Per la presidentessa dell'associazione questa vicenda "é una cosa seria, una persona è morta e non sappiamo per quale motivo". 
23 novembre 2009
 
 
 
  
 

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