"E' deceduto per asfissia da ossido di carbonio Brenda, il transessuale brasiliano trovato morto ieri nel suo appartamento a Roma. L'autopsia ha confermato che il decesso e' avvenuto per il gas sprigionatosi nell'incendio divampato nell'appartamento. La tac ha evidenziato che sul cadavere non sono presenti lesioni. Gli investigatori intanto stanno cercando un secondo cellulare di Brenda. Testimoni sostengono che ne aveva piu' di uno. Un apparecchio le fu rubato l'8 novembre.
Nuovo sopralluogo - Il materasso del letto matrimoniale semibruciato al punto da rendere visibili le molle, accanto una valigia, mentre in fondo a sinistra una scala che conduce a un soppalco. Così appare l'appartamento del transessuale dove c'é stato un nuovo sopralluogo della polizia scientifica e degli uomini della Squadra mobile della Questura. In fondo all'appartamento, inoltre, si trova una sedia di legno e un tavolo sul quale ci sono alcune bottiglie. I segni più visibili dell'incendio si concentrano nella zona a sinistra, rispetto all'ingresso, nel piccolo monolocale. Sotto al letto sembra esserci un filo elettrico e poco distante un paio di stivali completamente bruciati. La zona del lavabo sembra essere integra, così come l'unica finestra che è chiusa.
Marrazzo: "E' colpa mia" - Dopo aver distrutto me, hanno fatto morire anche lei. Non è possibile, non è giusto, non doveva andare così. Perdonatemi per il male che ho fatto a tutti quanti. Non volevo. Ho sbagliato, ho commesso tanti errori, ma non doveva finire così...". Piero Marrazzo, secondo quanto riportato dal Corriere della sera, avrebbe accolto con queste parole la notizia della morte del trans Brenda, chiedendosi inoltre: "Allora è vero che c'é un complotto, è vero che dietro c'é qualcosa di grosso. Dio mio che ho combinato, perdonatemi vi prego. Non volevo coinvolgere la mia famiglia, non volevo far soffrire nessuno.
L'ex Governatore si assume parte delle responsabilità - L'ex governatore del Lazio, rifugiato nell'abbazia di Montecassino, si sarebbe rammaricato di quanto successo, attribuendosi parte della responsabilità: "Se non ci fosse stato tutto questo clamore intorno a me, se non fosse venuta fuori questa vicenda, se non avessi coinvolto tutte queste persone in questa storia, forse Brenda sarebbe ancora viva. Perché prendersela con Brenda? Perché deve soffrire così tanta gente?". Marrazzo avrebbe anche mostrato la voglia di abbandonare l'abbazia: "Come faccio a stare tranquillo - si sarebbe chiesto - con tutto quello che sta succedendo? Come posso stare qui? Devo tornare a casa, devo stare vicino alla mia famiglia, devo proteggerla. Senza volerlo li ho comunque coinvolti in tutto questo, devo fare qualcosa".
La tesi dell'omicidio la piu' probabile - A questa conclusione sono arrivati gli inquirenti romani dopo i primi accertamenti ma al riguardo c'é molto riserbo. Di sicuro Brenda, il cui vero nome era Wendell Mendes Paes, era viva alle 2.30 della scorsa notte. E' una delle poche certezze in mano agli investigatori, dopo aver sentito il tassista che ha portato a casa la trans dalla zona dell'Acqua Acetosa, dove aveva battuto, fino a casa, in via dei Due Ponti, dove poi è stata trovata carbonizzata. L'uomo ha anche raccontato che la trans, quando è rientrata a casa, era da sola.
Il giallo del pc trovato nell'acqua - Se chi ha messo il computer di Brenda sotto il getto d'acqua del lavandino lo ha fatto sperando di distruggerne la memoria, ha probabilmente commesso un errore. Perché anche se bagnato, sottolineano fonti investigative, è possibile recuperare il contenuto dell'hard disk: ed è quello che gli esperti faranno nei prossimi giorni, quando la procura avrà deciso chi dovrà eseguire i rilievi tecnici. Gli inquirenti, preso atto delle testimonianze in base alle quali Brenda non avrebbe voluto sparire, né suicidarsi ("aveva paura della vita - ha detto qualcuno - non della vicenda in cui era finita") hanno già disposto una consulenza tecnica sul computer per verificarne il contenuto.
Un legame con la morte del pusher Cafasso? - Parallelamente i pm stanno ora valutando sotto un'altra veste la fine di Gianguarino Cafasso, il pusher dei transessuali che gravitano nella zona di via Gradoli, morto all'inizio di settembre per un'overdose. A piazzale Clodio sono attesi per i prossimi giorni gli esiti finali degli accertamenti autoptici e non è escluso che anche per quel decesso si possa configurare un'ipotesi omicidiaria.
Un trans: "L'hanno ammazzata" - Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo". A parlare, visibilmente scossa, e' Barbara, un transessuale brasiliano amico di Brenda. "Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantynés, poi lo abbiamo lasciato in casa a vedere la televisione", dice Barbara. Il trans brasiliano ha affermato inoltre che "né Polizia né Carabinieri hanno fatto nulla" spiegando che "tutti i trans che abitano in questa zona sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni".
Di Pietro: secondo me non è un omicidio - "Da ex Pm e investigatore - ha commentato il leader dell'Idv - mi permetto di dissentire da chi, in queste ore, con molta superficialità e tempestività, ha già dato per certo che il transessuale Brenda sia stata uccisa". "Già si sta scatenando la rincorsa per individuare il presunto omicida ed il movente. Ma siamo certi - si domanda - che si tratti di omicidio e non di una tragicissima e personalissima storia di alcol, farmaci e droga che aveva 'inzuppato' il transessuale Brenda, fino a portarla ad una morte provocata da essa stessa? Faccio questo appello alla cautela perché non vorrei che, ancora una volta, ricerchiamo colpevoli anche quando questi non ci sono. In questo senso anche l'affermazione di quel Pm che si sarebbe lasciato sfuggire che si tratterebbe di un omicidio, o non è mai stata resa effettivamente, o è stata anch'essa intempestiva".
Brenda era stata coinvolta il 9 novembre scorso in una rissa con alcuni stranieri dell'est Europa avvenuta in una strada della zona Cassia. Brenda fu trovata in terra con alcune escoriazioni e in forte stato di alterazione emotiva da una pattuglia dei carabinieri chiamata da un passante. La transessuale, che urlava frasi sconnesse ed era ubriaca, denunciò di essere stata derubata di borsa e cellulare.
21 novembre 2009