Emanuela Orlandi in un'immagine di 27 anni fa (Ansa)
Emanuela Orlandi in un'immagine di 27 anni fa (Ansa) 

Cronaca

Caso Orlandi: svolta nelle indagini ma per l'esperto non sapremo mai tutta la verità

di Claudia Mura
Può uno dei fascicoli più cupi della cronaca nera italiana restare a prendere polvere per 26 anni e registrare improvvisamente una svolta con indagati e, forse, imminenti arresti? Sì, se il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Simona Maisto hanno ragione. E se ha ragione la superteste Sabrina Minardi, ex amante di De Pedis, boss della banda della Magliana, che ha rivelato l’identità del telefonista "Mario" e confermato la morte di Emanuela Orlandi. Gli inquirenti sarebbero inoltre sulle tracce di uno dei sequestratori della giovane figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia.
Delle ultime novità di cronaca abbiamo parlato col giornalista e scrittore Ugo Barbàra, autore del romanzo In terra consacrata, ispirato proprio al caso della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983 all'età di 15 anni.
“Non siamo di fronte a una novità. Probabilmente il rapitore di cui si parla ora è il pedinatore già individuato tempo fa. Bisogna dire che, secondo una delle ipotesi di indagine, dovevano essere tre le ragazze da sequestrare, tutte e tre cittadine vaticane, una delle quali abitava nell’appartamento sopra quello degli Orlandi. Le altre due si sarebbero accorte di essere seguite e avrebbero avvisato le guardie svizzere che avrebbero aumentato la sorveglianza delle ragazze ma senza avvisare la famiglia Orlandi. Emanuela sarebbe quindi stata l’unica sequestrata perché l’obiettivo più facile. Avrebbe seguito volontariamente delle persone e poi sarebbe stata rapita.”
Ma perché rapire tre cittadine vaticane?
“Nel caso Orlandi sono due le ipotesi investigative prevalenti: la prima è che si tratti di un omicidio a sfondo sessuale cui sarebbe seguito il depistaggio del sequestro. L’altra è di un sequestro attuato per ricattare il Vaticano per qualche motivo.”
Per quale motivo?
“In base a questa ricostruzione, Emanuela sarebbe vittima di uno scontro politico interno al Vaticano. Bisogna ricordare che all’epoca lo Stato Pontificio era animato da grosse tensioni riguardo il contegno da tenere nei confronti dei Paesi dell’Europa dell’Est alle prese col morente comunismo: da una parte c’era una fazione propensa al dialogo capeggiata dal cardinale Agostino Casaroli, dall’altra una decisamente anticomunista capeggiata da monsignor Marcinkus e appoggiata da papa Wojtyła. In base alle rivelazioni fatte dalla Minardi, Enrico De Pedis, organizzò il rapimento per fare un favore all'allora presidente dello Ior Marcinkus.”
La morte di Emanuela sarebbe quindi stata accidentale?
“Sì, si tratterebbe di un sequestro finito male. Non dimentichiamo che allora la banda della Magliana faceva un uso spropositato di cloroformio per i suoi rapimenti. Anche la Minardi racconta che, nell’unica volta in cui l'ha vista, la Orlandi era confusa e non in sé. È possibile che la ragazza sia morta per un abuso di sostanze psicotrope.”
Anche in base all’altra ipotesi, quella dell’omicidio a sfondo sessuale, si sarebbe trattato di una morte non voluta. È la teoria proposta dal giornalista Pino Nicotri, autore del libro Emanuela Orlandi-La verità, secondo il quale la ragazza sarebbe morta in Vaticano il giorno stesso della scomparsa.
“Sì. Secondo Nicotri il rapimento sarebbe solo un depistaggio attuato per nascondere l’uccisione della ragazza. La banda della Magliana si sarebbe quindi occupata solo di fare sparire il corpo in qualità di agenzia liquidazione cadaveri più accreditata. All’epoca la banda era l’agenzia criminale alla quale chiunque volesse compiere un illecito a Roma e dintorni si rivolgeva.”
Ma se avesse ragione Nicotri e la Orlandi fosse morta subito, la Minardi che dice invece di averla incontrata avrebbe torto?
“Sì. La superteste afferma di avere visto Emanuela e di averla riconosciuta a causa dei tanti manifesti affissi sui muri di Roma. I magistrati danno ora credito ai racconti dell’ex amante di Renatino anche se in passato si è mostrata molto confusionaria mischiando eventi distanti nel tempo anche di 10 anni.”
Ma come mai oggi gli inquirenti prestano fede a questa testimone, che in passato è stata grande consumatrice di cocaina e ha reso testimonianze tanto contraddittorie? Nel frattempo si è disintossicata?
“Sembra di sì e ora sarebbe un teste attendibile. In questi anni sono stati molti i riscontri ai suoi racconti ma non è stato facile fare ordine fra le sue rivelazioni. Nel mio romanzo, che è appunto una rivisitazione romanzata dei fatti, io ho fatto lo stesso lavoro degli inquirenti: cercare di fare quadrare i racconti spesso confusionari della Minardi coi fatti reali. Ed è sorprendente ma spesso accadeva che gli investigatori arrivassero alle stesse conclusioni cui ero giunto io.”
Come lo sa?
“Ho le mie fonti. Io dico sempre che la mia è un’opera di fantasia ma in essa ciò che non è reale è almeno verosimile. A parte il finale che è ovviamente inventato, visto che per ora un finale reale non c’è.”
Ma se le prime confusionarie dichiarazioni della Minardi sono del giungo 2008, possibile che si sia aspettato solo a mercoledì scorso per farle sentire il nastro della telefonata del famoso Mario?
“Si è dovuto aspettare che la teste si rendesse attendibile.”
Se ora si può prestare fede ai racconti della Minardi ci dobbiamo aspettare sviluppi sensazionali?
“Secondo me sì, ma dubito fortemente che arriveremo al vero movente dell’omicidio e al cadavere. Chi sapeva è già morto e chi è ancora vivo non sa abbastanza.”
Non sapremo mai tutta la verità ma secondo lei cosa stiamo per scoprire?
“Forse arriveremo agli esecutori. Scopriremo chi ha organizzato tutto e da qui potremo fare delle buone deduzioni sui mandanti. Credo che ci mancheranno sempre le prove ma a questo punto una verità parziale è meglio di niente.”
Dal Vaticano, a dispetto degli appelli di Woityla, non è mai arrivato molta collaborazione. Con l’era Ratzinger le cose cambieranno?
“Non credo. All’epoca il Vaticano attuò depistaggi a tutto spiano. Oggi non penso che si daranno da fare per inquinare le indagini ma il muro di omertà non verrà buttato giù.”
La famiglia Orlandi si è sempre mostrata scettica sul coinvolgimento della banda della Magliana. Perché?
“Perché significherebbe dover accettare che Emanuela è morta.”
Mettendo insieme tutte le indiscrezioni, nel sequestro Orlandi sarebbero implicati, oltre alla banda della Magliana e a Marcinkus, pure Andreotti, legato al capo dello Ior, e i lupi grigi di Alì Ağca. In più ci sarebbero collegamenti al caso Calvi, al sequestro Moro e chi più ne ha più ne metta. Mancano solo Madrake e Superpippo. Insomma sembra la brutta trama di un giallo si serie B. Come ha fatto a trarne un buon romanzo come In terra consacrata?
“Non è stato facile. Mi ha aiutato molto la collaborazione di Rosa Polito che ha svolto ricerche accurate.”
Si parla di una sceneggiatura da trarre dal suo libro. Vedremo a breve un film sul caso Orlandi?
“In effetti discutevo della proposta proprio qualche giorno fa.”
Coi risvolti di cronaca degli ultimi giorni potrà alzare il prezzo.
“È un’idea.”
20 novembre 2009
 
 
 
  
 

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