Amanda Knox nel tribunale di Perugia (Ansa)
Amanda Knox nel tribunale di Perugia (Ansa) 

Cronaca

Omicidio Meredith, il pm: "Amanda odiava Mez e così si è vendicata"

Amanda Knox "ha covato odio per Mez", la sera del 2 novembre 2007 per l'americana "era il momento di vendicarsi di quella smorfiosa". E' il quadro delineato dal pm Giuliano Mignini nella sua requisitoria. Secondo il pm la Knox doveva incontrare Rudy Guede, inizialmente da sola, forse per questioni legate alla droga di cui entrambi - ha spiegato - facevano uso. Poi a loro si unì Sollecito e tutti e tre andarono nella casa di via della Pergola dove già si trovava Meredith. "A quel punto - ha detto Mignini - c' è stata una discussione per soldi o forse perché c' è stato il tentativo di coinvolgere Meredith in un pesante gioco sessuale".
La descrizione dell'aggressione - Durante il racconto del pm Giuliano Mignini, la giovane americana ha ascoltato con lo sguardo basso fermo davanti a sé. Tesa, commossa, forse anche piangendo. Sollecito ha invece continuato nella lettura della memoria dei suoi difensori. In base alla ricostruzione del magistrato la discussione è avvenuta nella camera della Kercher. Il pm ha detto che si è trattato di violenza e "gioco sessuale", parlando dei tre come delle "furie scatenate". Secondo Mignini è stata la Knox a sbattere su una parete la testa della vittima, a cercare di strozzare e colpirla al collo con un coltello mentre un altro veniva impugnato da Sollecito. E' stato quest'ultimo - ha detto - a strapparle il reggiseno, mentre Guede ha abusato sessualmente della studentessa inglese durante l'aggressione.
Il pm: una vicenda unica e un processo mediatico - Il pm Mignini, aprendo la sua requisitoria, ha ricostruito le fasi iniziali dell'inchiesta condotta dalla polizia parlando di "vicenda unica" e di un processo che "ha interessato tre continenti. Un processo mediatico nel quale sono svaniti gli elementi emersi in aula". "A fronte di vicende giudiziarie assolutamente lineari, - ha detto Mignini - di indagini veloci e plurimi conferme ha attirato contestazioni veementi. Questo è il maggior paradosso. Detective in cerca di notorietà, scrittori blogger e giallisti si sono alternati in una sorta di processo parallelo. Ma il processo si celebra solo in questa aula".
Guede “convitato di pietra” nel processo - Secondo Mignini, Rudy Guede è stato il "convitato di pietra" nel processo a Sollecito e ad Amanda Knox. "In qualche modo è stato sempre presente", ha detto il magistrato riferendosi all'ivoriano, già condannato per il concorso nell'omicidio di Meredith Kercher con i due i due giovani. "Perché Sollecito e la Knox - ha sottolineato Mignini - non si limitano a proclamare la loro innocenza, come del resto lo stesso Guede, ma lo accusano. Dicono di non essere stati nella casa del delitto ma dicono anche che l'assassino è uno ed è Guede. Gli imputati hanno voluto fare un processo parallelo senza che lui potesse difendersi".
L’elemento della finestra forzata - Il pm ha quindi sostenuto che l'effrazione di una finestra nella camera di una delle coinquiline italiane della Knox e di Meredith Kercher, messa in atto secondo la procura per sviare le indagini, "è il particolare chiave della vicenda e del mistero. Se è stata simulata, come è evidente, gli autori - ha affermato Mignini - sono la Knox e Sollecito che la seguiva sempre. E l'obiettivo era di allontanare i sospetti". Il magistrato ha definito l'effrazione "il chiodo al quale sono appese le difese degli imputati. Un chiodo - ha affermato - caduto fragorosamente e con esso le difese". Per Mignini il furto venne simulato "dall'interno da chi voleva allontanare i sospetti e magari indirizzarli su Rudy". Per Guede, già condannato a 30 anni di reclusione con il rito abbreviato, è in corso il processo d'appello (il pg ha chiesto la conferma della pena e l'udienza riprenderà il 21 dicembre prossimo).
La demonizzazione dei testimoni - Il pubblico ministero ha parlato anche di "continua operazione di demonizzazione" di alcuni testimoni facendo riferimento all'operato delle difese degli imputati. "Diversi testi - ha detto il pubblico ministero - hanno esitato a presentarsi agli inquirenti, ma poi lo hanno fatto in maniera assolutamente precisa. Le difese hanno invece insinuato il sospetto che lo hanno fatto per chissà quali manovre". Mignini ha poi evidenziato il "lavoro enorme" fatto dalla polizia "per accertare la verità sull'omicidio della ragazza inglese, della quale - ha detto - troppo spesso ci si dimentica". Ha ricordato l'impegno della squadra mobile di Perugia, dello Sco e della scientifica del capoluogo umbro e nazionale.
20 novembre 2009
 
 
 
  
 

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