E' stato inutile il tentativo di Rudy Guede di ribaltare l'esito del processo che si è svolto in Corte d'Assise a Perugia. Dopo la deposizione dell'ivoriano, accusato dell'omicidio di Meredith Kercher, la procura generale non gli ha creduto e ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni. "Lui non è credibile" ha sottolineato ancora il magistrato. Secondo Catalani sul corpo della Kercher è stata riscontrata una "progressione di lesioni" e la morte è arrivata in un tempo più lungo di quello indicato da Guede. Al termine della requisitoria e dell'intervento del legale, che rappresenta come parte civile la proprietaria della casa del delitto, il processo è stato sospeso e quindi rinviato al 21 dicembre prossimo.
"Il pg: "Pieno concorso in tutte le attività" - Nella sua requisitoria il magistrato ha parlato di "pieno concorso in tutte le attività poste a danno di Meredith Kercher" da parte di Guede. Ha tra l'altro sottolineato che "in prima persona ha commesso il reato di violenza sessuale". Ha inoltre chiesto che all'imputato non vengano concesse le attenuanti generiche "perché non ha dato alcun contributo a chiarire quanto successo nella casa del delitto quando venne uccisa Meredith".
Lo sfogo: "Non aver fatto il possibile per salvarla" - In aula Rudy Guede si era rivolto ai genitori della Kercher: "Voglio far sapere che non ho ucciso né violentato la loro figliola. Non sono quello che le ha tolto la vita"A. "L'unica cosa della quale la mia coscienza deve rispondere e per la quale nessun tribunale potrà assolvermi", aveva aggiunto, è quella di non aver fatto tutto il possibile per tentare di salvare la studentessa inglese".
La ricostruzione di Guede - Ha spiegato di avere incontrato Meredith il 31 ottobre del 2007, nel corso di una festa in discoteca e di aver avuto con lei un appuntamento per la sera successiva. "Le ho dato un bacino sulla guancia e poi le ho detto 'ci vediamo'" ha spiegato l'ivoriano. Ha quindi riferito alla Corte che la sera successiva a quella dell'incontro entrò insieme alla Kercher nella casa di via della Pergola, poi teatro del delitto: "mentre eravamo in casa - ha sostenuto Guede - Meredith cominciò a inveire contro Amanda (la Knox, sua coinquilina e imputata del delitto insieme all'ex fidanzato raffaele Sollecito, ndr). 'I miei soldi, i miei soldi, non la sopporto piu'' disse Meredith".
L'ivoriano: "Nessun rapporto sessuale - "Ho sentito le voci di Meredith e di Amanda - ha riferito ancora Guede - che discutevano dei soldi venuti a mancare. Ho sentito solo 'dobbiamo parlare' ma non mi sono preoccupato, perché pensavo fosse solo una discussione tra due ragazze che vivevano nella stessa casa. Mentre ero in bagno mi sono messo ad ascoltare musica da un i-pod, ma alla metà del terzo brano ho sentito un urlo fortissimo. Mi sono precipitato a vedere cosa fosse successo e in camera di Meredith ho visto una figura maschile. E' stato un lampo e questa persona ha cercato di colpirmi. Sono indietreggiato e caduto in soggiorno. A quel punto ho sentito qualcuno fuori della casa che scappava e diceva 'andiamo via, c'é un nero in casà. Non ho avuto il coraggio di inseguirli, ma guardando fuori dalla finestra ho visto la sagoma di Amanda".
"Ho avuto paura" - Guede ha quindi spiegato di essersi recato nella camera di Meredith e di aver cercato di tamponare il sangue che le usciva dopo essere stata ferita mortalmente con un coltello alla gola. Meredith era agonizzante - ha sostenuto Guede - e cercava di dirmi qualcosa, io le tenevo la mano. A quel punto sono entrato in uno stato di shock. Nella mia testa c'erano tanti perché senza risposta. Ho avuto paura". Il giovane ha quindi affermato di essersi "ritrovato in Germania", dove venne poi arrestato, ma di non avere avuto "nulla da cui scappare". Guede ha poi descritto il suo ritorno in Italia. "Questo, signor giudice - ha affermato - è quanto ho vissuto. Non ho niente da nascondere e non sono un bugiardo. Chiudendo gli occhi vedo ancora rosso dappertutto".
18 novembre 2009