Ancora uno sgombero a Roma. La polizia, sulla base di un provvedimento del questore, questa mattina ha fatto irruzione nel campo nomadi abusivo chiamato Casilino 700, uno dei più grandi tra tutti quelli che gravitano intorno alla Capitale, situato nella periferia Est nei pressi del parco Centocelle. All'operazione di "sgombero e abbattimento", così è stata chiamata, partecipano anche i dipendenti dell'ufficio Decoro urbano del comune. L'operazione, scrivono le agenzie, "si è resa necessaria dopo che un sopralluogo degli agenti del corpo forestale ha fatto emergere numerosi reati ambientali provocati dallo sversamento sul terreno di inquinanti come amianto, oli inerti e altri rifiuti speciali". Nel campo, stando all'ultimo censimento effettuato, dovrebbero risiedere circa 300 persone buona parte delle quali minorenni. Personale del Comune di Roma con operatori madrelingua, insieme a uomini della Protezione civile, della polizia municipale, del corpo forestale e dei servizi veterinari, del 118, dei Vigili del fuoco e dell'Ama, hanno affiancato le forze dell'ordine durante le fasi dello sgombero.
No alla "purga etnica" - Ma sull'intervento che andrà avanti per tutta la giornata, si leva l'appello dell'associazione per la tutela dei diritti umani Everyone che, definendola un'operazione di "purga etnica", chiede alle associazioni umanitarie di vigilare sulle operazioni di sgombero. Secondo quanto detto da Roberto Malini, responsabile dell'organizzazione, le autorità "cercheranno di lavarsi la coscienza (e di evitare di essere accusate di crimini contro l'umanità) offrendo un posto in squallidi dormitori a donne e bambini, ma proponendo di smembrare le famiglie". Non si può procedere allo sgombero di una campo nomadi senza tenere conto della realtà culturale dei Rom. "Donne e uomini Rom - spiega infatti Malini -, nell'atto di unirsi in matrimonio, giurano di non separarsi mai, neanche nella cattiva sorte e che dunque, nel caso di tale iniqua proposta, non accetteranno, trovandosi sulla strada con un clima ostile e senza una meta".
"Serve un piano urgente di assistenza" - Evitare dunque l'ennesima violazione dei diritti, dice il responsabile di Everyone. "E' importante evitare l'ennesima violazione dei diritti fondamentali di queste famiglie, che sono coraggiosamente rimaste unite nonostante l'efferata persecuzione, gli atti di razzismo, la crudeltà della città di Roma nei loro confronti". La preoccupazione è che queste persone, tra cui donne e bambini, non sappiano dove andare dopo che le loro baracche saranno state cancellate. "Abbiamo iniziato a dialogare con le forze politiche non completamente intolleranti - dice ancora Malini -, ma c'è bisogno di un piano urgente per tenerle al sicuro in attesa di soluzioni umanitarie definitive ed evitare una tragica diaspora che impedirebbe di identificare i nuclei familiari perseguitati".
11 novembre 2009