“Era sano e me lo hanno ridato senza vita”. A parlare la mamma di Giuseppe Saladino, un giovane di 32 anni morto senza un motivo plausibile nel carcere di via Burla a Parma. Potrebbe trattarsi di un altro caso Cucchi, insomma, anche se è troppo presto per dirlo. La procura di Parma, comunque, ha aperto una inchiesta per omicidio colposo contro ignoti per la morte del detenuto. Il giovane era stato condannato a un anno e due mesi di reclusione dopo essere stato sorpreso a scassinare alcuni parchimetri del centro storico e il giudice gli aveva concesso gli arresti domiciliari nella casa che condivideva con la madre, Rosa Martorano.
La scelta sconsiderata di uscire, l'incarcerazione e la morte - Nel pomeriggio di venerdì scorso Giuseppe compie un gesto che probabilmente non concepisce in tutta la sua gravità: esce di casa. In pratica, in punta di codice penale, evade. La "bravata", tuttavia, dura poco perché una pattuglia della polizia lo riconosce e lo porta direttamente in prigione, in via Burla. Trascorrono 15 ore e in casa della signora Rosa arriva una telefonata. All’altro capo del cavo telefonico il direttore del carcere che, con tono di circostanza, le comunica "suo figlio non c'è più". “Il direttore mi ha detto che Giuseppe era morto – racconta a Tv Parma la donna - aggiungendo che era stata una cosa improvvisa, inspiegabile, mi pare abbia parlato di un malore. Poi ha aggiunto che aveva voluto telefonarmi di persona perché aveva preso in simpatia il mio ragazzo e perché sapeva che siamo brave persone”.
Ma la signora Rosa vuole vederci chiaro - Una verità che non basta a dar ragione della morte di un figlio, tanto che la signora Martorano si rivolge subito a un avvocato chiedendo che “tutto venga chiarito”, perché “non può succedere una cosa del genere”. L’avvocato Letizia Tonoletti, incaricata di far luce sulla vicenda, parte da una considerazione: “Quando Giuseppe ha varcato la porta del carcere era sano”. Cosa è successo da allora al momento della misteriosa morte? Due periti sono stati nominati, rispettivamente dalla famiglia e dal sostituto procuratore Roberta Licci per cercare di stabilire le cause del decesso. Intanto è stata eseguita anche l’autopsia, i cui risultati si conosceranno quanto prima.
11 novembre 2009