I lavoratori Alcoa di Portovesme mentre bloccano l'attracco della nave Tirrenia (Ansa)
I lavoratori della Alcoa di Portovesme, in Sardegna, accompagnati da una delegazione di sindaci del Sulcis iglesiente e sindacalisti, ha manifestato a Roma, di fronte a Palazzo Chigi, per sollecitare un intervento del governo a sostegno del comparto industriale. Senza misure per far scendere il prezzo dell'energia sono a rischio circa 4 mila operai delle fabbriche sarde attive nella lavorazione dell'alluminio, del piombo, dello zinco e nell'indotto. Un costo dell'elettricità pari a 60 euro a megawattora, è troppo alto - come hanno spiegato i 18 sindaci presenti - Per essere in linea e metterci sullo stesso livello dei concorrenti europei dovrebbe scendere attorno ai 27 euro/mwh. Il 17 novembre scade la misura temporanea di sconto a favore delle imprese energivore scattata un anno fa. Se entro quella data questa misura non viene prorogata, il posto di 4mila lavoratori é a rischio. "Per questo - hanno aggiunto i primi cittadini - chiediamo al governo di premere sull'Unione Europea perché venga garantito uno sconto sul prezzo dell'energia elettrica". Bruxelles, ritiene invece che questo configuri una violazione delle regole della concorrenza e ha aperto una procedura d'infrazione. Acque agitate anche a Formigine (Modena) dove sei operai della Sitcar sono saliti sui tetti dello stabilimento e a Pistoia, dove gli addetti al call center Answers sono senza stipendio.
Una lotta per il lavoro - Gli operai dell’Alcoa di Portovesme, nel Sulcis industrializzato e in preda alla crisi, non ci stanno a veder vaporizzati i loro posti di lavoro, duemila circa tra diretti e indiretti. Un’altra manifestazione è stata confermata per martedì 17, sempre a Roma, e per quell’occasione lavoratori, sindacati e amministratori hanno chiesto la presenza del presidente della regione sarda Ugo Cappellacci.
Per contrastare la decisione di chiudere il loro stabilimento se non arriveranno le tariffe elettriche agevolate i lavoratori sardi hanno dichiarato di non voler lasciare niente di intentato. Sono già pronte delle azioni di protesta ogni giorno, sino a martedì 17 novembre, giorno fatidico, previsto per la chiusura dello stabilimento. Per evitarlo bisogna trovare una soluzione definitiva per l'abbattimento del costo dell'energia. E' quanto hanno chiarito i segretari sindacali del territorio, durante l'incontro in Sardegna fra una delegazione dei lavoratori, il presidente della Regione, Cappellacci, e la presidente del Consiglio, Lombardo.
Si guarda con apprensione anche a Bruxelles, dato che la Commissione Europea dovrebbe decidere se Alcoa dovrà o meno restituire circa 420 milioni di euro per le tariffe agevolate sull'energia, per le quali è stata aperta una procedura di infrazione per "aiuti di stato". Nell'incontro sia i lavoratori che i sindacati hanno espresso forti preoccupazioni per la situazione che potrebbe sfociare, davanti all'imminenza della perdita del lavoro, in azioni prive di controllo.
Da sette giorni in sciopero a settanta metri di altezza - Chi va a manifestare nella Capitale lo fa anche per gli operai che da sette giorni attuano lo sciopero della fame a settanta metri di altezza sul serbatoio dell'acqua dell'impianto Alcoa. Sul silos, dove sono stati portati con una gru sacchi e pelo e cartoni per proteggere i lavoratori dal freddo, sono rimasti in tre. Il quarto operaio infatti, dopo il malore che lo ha colpito ieri, è stato costretto a scendere e, dopo una sosta in infermeria, si trova ora nella sua abitazione. I tre operai accettano solo di rifocillarsi con l'acqua che gli viene fornita dai loro colleghi alla base del silos.
Una manifestazione a Cagliari - Nella giornata di martedì gli operai dello stabilimento sardo della multinazionale americana, con quattro tir, e armati di striscioni e tamburi, hanno sfilato per il centro di Cagliari, bloccando una parte di via Roma, una delle principali arterie del capoluogo sardo. Al loro fianco i sindaci dei comuni sulcitani. Centinaia di operai hanno poi bloccato l'attracco della nave Tirrenia proveniente da Civitavecchia.
Lotta per il lavoro anche a Formigine e Pistoia - Nottata di proteste per il lavoro anche a Formigine, in provincia di Modena, dove sei operai sono rimasti sul tetto della metalmeccanica Sitcar. La società ha deciso la mobilità per dieci lavoratori. E notte movimentata anche nel call center Answers di Pistoia per i 600 dipendenti che protestano per i ritardi nel pagamento degli stipendi.
11 novembre 2009