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Cronaca

Privacy in pericolo, la Cia vuol conoscere l'identità degli utenti del Web

di R.Z.
Chi siamo, cosa facciamo nella vita reale e nel mondo virtuale, quali siti Internet frequentiamo, chi sono i nostri amici, quali e quanti account di posta elettronica possediamo e persino quali sono i nostri orientamenti politici. Sono queste le informazioni che fanno gola alle società di marketing ma, a quanto pare, non solo a loro. Stando ad una serie di rumors circolanti sulla Grande Rete, la Central Intelligence Agency (CIA), l'agenzia di spionaggio per l'estero degli Stati Uniti d'America, responsabile dell'ottenimento e dell'analisi delle informazioni sui governi stranieri, sulle società, sugli individui e sulla segnalazione di tali informazioni ai vari rami del governo degli Stati Uniti, starebbe progressivamente mettendo le mani sui dati degli utenti del Web.
La conquista delle informazioni sensibili, stando a quanto riportato sulle pagine di Wired, sarebbe cominciata in maniera indiretta. In sintesi l’agenzia governativa starebbe recuperando le preziose informazioni servendosi della In-Q-Tel, società che di recente ha stretto un accordo con la Visible Technologies, azienda che offre servizi di “data mining” alle imprese operanti nel settore dei social network. Tutti gli accordi stipulati, in pratica, consentiranno alla Cia di entrare in possesso di tutte quelle informazioni personali, condivise e non condivise, dei singoli utenti della Rete.
La delicata operazione è resa possibile da diversi e sofisticati applicativi fino ad oggi noti ai soli addetti ai lavori. La prima tecnologia spia si chiama truCAST, e consente di estrarre e memorizzare su speciali database tutte le informazioni personali pubblicate dagli utenti sui rispettivi profili dei social network. A questa si affianca la truREPUTATION, altra tecnologia che consente a chi la controlla, in questo caso potrebbe esser proprio la Cia, di “correggere” quelle informazioni sconvenienti che possono danneggiare l’immagine di una singola società o, volendo, anche quella di un intero governo.
Il controllo del Web - Esiste poi una terza tecnologia, quella che probabilmente più di tutte mette a rischio la privacy di ogni singolo utente della Rete. Si chiama truVOICE e, udite udite, sembrerebbe in grado di analizzare qualsiasi conversazione online: basta citare un marchio per attirare l’attenzione del software e far finire così il nostro profilo sotto l’occhio impiccione dei servizi segreti americani.
Semplici coincidenze, la Cia ama il social network - Sia chiaro, le tre aziende in questione non hanno mai parlato apertamente di un utilizzo delle suddette tecnologie per lo spionaggio degli utenti. Il fatto che la Cia trovi interesse nell’investire milioni di dollari in società operanti in settori di questo tipo, ci lascia pensare non sia tutto frutto di banali coincidenze.
03 novembre 2009
 
 
 
  
 
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