"E' vero che il detenuto ha fatto così ma é anche vero che lo ha massacrato in sezione. E in sezione non si può massacrare un detenuto, si massacra sotto. Abbiamo rischiato la rivolta perché c'era il negretto, il negro che ha visto tutto...". Dopo la misteriosa morte in carcere del
31enne Stefano Cucchi e il
suicidio della brigatista Diana Blefari, una nuova polemica si abbatte sul difficile funzionamento del sistema carcerario italiano. Una registrazione realizzata nelle stanze del personale e consegnata da un anonimo (probabilmente una guardia carceraria) ad un giornale locale di Teramo,
La Città, testimonia un pestaggio in piena regola avvenuto nel carcere di Castrogno nella cittadina abruzzese. La voce che redarguisce la guardia carceraria su come e dove picchiare i detenuti è del comandante delle guardie penitenziarie, Giovanni Luzi, che avrebbe ammesso che la voce è la sua.
Aperta un'inchiesta - Il sostituto procuratore David Mancini, dopo aver ricevuto l'audio - probabilmente realizzato con un cellulare e riversato in un cd - ha aperto un'inchiesta. Intanto scoppia il caso sul pestaggio specifico avvenuto nel carcere di Teramo e sin generale sulle condizioni alle quali sono costretti i detenuti. Diversi parlamentari si sono recati nella struttura penitenziaria per verficare di persona le condizioni di detenzione e Rita Bernardini, chiama in causa il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. La deputata radicale prova a scuotere il Guardasigilli che su questo punto, dice, "ci sembra un po' addormentato".
Alfano in Senato - Martedì Alfano dovrebbe riferire al Senato sulla morte di Stefano Cucchi. Prima di questo appuntamento, consiglia la Bernardini, è bene che il ministro ascolti la registrazione. "Bisogna prendere provvedimenti urgenti perché 61 suicidi sono troppi - ha detto ancora la deputata -, il ritmo di crescita dei detenuti è di 800-1000 l'anno, la situazione è grave e Teramo non fa eccezione". Anche il Pd ne ha per la maggioranza. "Stupisce la latitanza del governo - sono le parole di Donatella Ferranti, capogruppo Pd nella Commissione Giustizia della Camera -. In tutto questo non aiutano le spaventose registrazioni di alcune 'mele marce' come quelle di Teramo che abbiamo ascoltato, che rischiano di gettare benzina sul fuoco".
Il sindacato: punire ma non strumentalizzare - Tutto questo mentre nei prossimi giorni il governo dovrebbe analizzare in Cdm un piano carcerario che ponga, almeno in parte, rimedio alla gravissima situazione. Le difficoltà sono riconosciute anche dal sindacato autonomo delle guardie penitenziarie, il Sappe, che invita ad identificare e punire i responsabili, ma non a strumentalizzare. Il segretario Donato Capece parla del Corpo, come "istituzione sana, con una onorabilità da difendere da inaccettabili strumentalizzazioni". Anche la Uil penitenziari riconosce la difficile situazione nella quale le guardie sono costrette a lavorare: Il penitenziario di Teramo, ha detto, è "connotato dalle caratteristiche negative del sistema carcerario italiano, sistema che trasforma la pena in supplizio e il lavoro in tortura, e non certo per colpa del personale".
03 novembre 2009