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Silvio Garattini (Ansa)
Silvio Garattini (Ansa) 

Cronaca

Silvio Garattini: "Inutile vaccinare le persone sopra i 25 anni e affollare i pronto soccorso"

di Ignazio Dessì
I media diffondono continuamente bollettini di guerra sulle vittime dell’influenza H1N1, frammisti a notizie a volte approssimative, col risultato di fomentare delle vere e proprie psicosi tra la popolazione, pronta ad affollare le anticamere dei pronto soccorso. Eppure i morti conteggiati sono attualmente solo 18, quasi tutti con gravi malattie pregresse e in qualche occasione, come nel caso del povero bimbo di 10 anni di Roma, si scopre perfino che l’influenza A non c’entra per niente. Il fatto inoltre che, in Italia, ogni anno muoiano per l’influenza stagionale circa 8mila persone (e nessuno si allarmi) porta a ritenere che qualcosa non quadri. Quanto dobbiamo preoccuparci dunque di questa cosiddetta pandemia? Ne abbiamo voluto parlare con Silvio Garattini, scienziato di fama mondiale e direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano.
Professor Garattini pensa ci sia una paura esagerata da parte della gente per l’influenza A?
“In realtà la gente non è sufficientemente informata sul fatto che l’influenza in generale, in certe condizioni, può determinare anche mortalità. Quando poi si sentono dai mezzi di comunicazione notizie di malati e, soprattutto, di bambini deceduti è ovvio che ci sia preoccupazione. Ma nella quasi totalità dei casi si tratta di persone con gravi disabilità già esistenti”.
Converrà che c'è però una attenzione particolare per la vicenda della H1N1. Addirittura si indica subito come causa della morte l’influenza anche quando non si ha certezza, com’è avvenuto nel caso del bambino di 10 anni di Roma.
“Quanto più si diffonderà l’influenza, tanto più ci saranno morti dei quali si potrà dire che sono deceduti per H1N1. Ma, per esasperare il discorso, se uno ha preso l’H1N1 e si butta sotto un treno, non si può dire che è morto a causa dell’influenza”.
Scusi se glielo dico ma ogni tanto si ha l’impressione che su questa pandemia qualcuno ci marci. Perché, per esempio, non si parla di chi muore a causa dell’influenza stagionale che miete molte più vittime?
“Sì, ogni tanto ci si domanda come mai questo avvenga. Stavolta l’influenza A ha fatto clamore e i media si stanno dando un gran da fare per parlare della pandemia e delle sue conseguenze. Certo non si può escludere che ci siano anche forti interessi dietro. Comunque l’influenza c’è e bisogna tenerne conto. Voglio ribadire, comunque, che si tratta di una infezione non grave, molto meno mortale dell’influenza stagionale, come dimostrano gli stessi dati: siamo a 18 morti per influenza A e, prima di arrivare a 8mila casi come con l’influenza stagionale, ce ne passa”.
In una precedente intervista a Tiscali lei ha dichiarato che la vaccinazione di massa non serve: è sempre di questo avviso?
“Sono sempre di questo orientamento per varie ragioni. Prima di tutto perché è inutile vaccinare le persone che non hanno probabilità di contrarre l’infezione, come quelle sopra i 25 anni, se sane. Si sa infatti che la fascia più esposta è quella tra i 4 e i 15 anni. Una prova di ciò è data dal fatto che mentre i bambini si ammalano i genitori non contraggono il virus".
Allora chi si deve vaccinare?
“Devono farlo tutti coloro che sono a rischio (malati cronici, donne incinte e così via), come ha consigliato – del resto – anche il viceministro Fazio. Anche perché i vaccini non basterebbero per tutti e quindi non sarebbe giusto farli mancare a chi ne ha bisogno veramente. Inutile quindi intasare gli ospedali creando problemi al loro regolare funzionamento”.
Ma lei che fa, si vaccina?
“Io non mi vaccinerò per l’H1N1, mentre ho fatto il vaccino contro l’influenza stagionale”.
La categoria dei medici non è molto propensa a vaccinarsi, pare che il 70 per cento di essi rifiuterà di farlo: ciò non induce ad aver fiducia nei vaccini.
“I medici non si sono mai vaccinati, neppure in passato. Diciamo che è una categoria che predica bene e razzola male. Eppure loro dovrebbero avvertire anche delle esigenze etiche, dato che hanno il dovere di non ammalarsi per poter curare gli altri. C’è da considerare comunque, a loro favore, che essendo in genere persone sopra i 25 anni corrono meno rischi di prendersi l’influenza”.
Un’altra delle cose che hanno destato scalpore è che il ministero prima diceva che il picco dei casi di influenza A ci sarebbe stato a novembre, adesso si parla di gennaio.
“Affinché il vaccino diventi efficace servono 15 giorni dal momento in cui lo si fa, anche se si effettuano le vaccinazioni, quindi, ci sarà un lasso di tempo in cui il virus potrà diffondersi. E' difficile stabilire quando ci sarà il picco e se l'influenza durerà a lungo. Come può anche darsi che l’influenza passi prima di quanto ci si aspetti”.
Ma è possibile che il virus possa mutare?
“Anche questo proposito, nessuno è in grado di dire se ciò avverrà o meno. Certo, non si può escludere, ma per ora non è successo”.
In definitiva che consiglio si sente di dare alla gente?
“Quello di adottare le misure precauzionali, quelle – in sostanza – illustrate “da Topo Gigio” negli spot televisivi. Consiglio, poi, di fare la vaccinazione alle persone a rischio. A tutte le altre dico, nel caso contraggano l’influenza, di mettersi a letto o stare al caldo e stare tranquilli. I casi di complicazione sono rarissimi, visto che si tratta di una influenza come tutte le altre. Raccomando inoltre di rivolgersi ai medici di famiglia evitando di affollare le sale d’aspetto degli ospedali. I medici, del resto, sanno quando è il caso di far ricoverare i i pazienti”.
 
 
03 novembre 2009
 
 
 
  
 
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