Cronaca

Ricatto a Marrazzo: interrogati in carcere i quattro carabinieri, convalidato il fermo

Primo interrogatorio per i quattro carabinieri ritenuti responsabili di una estorsione ai danni del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. I militari sono comparsi davanti al gip Sante Spinaci che ha deciso di convalidare il fermo e ha emesso contestualmente quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di Luciano Simeone, Antonio Tamburrino, Carlo Tagliente e Nicola Testini ritenendo sussistenti le misure cautelari chieste dalla Procura di Roma.
Gli accertamenti sono stati condotti dai carabinieri del Ros, che nei giorni scorsi hanno inviato al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo una informativa sulle indagini svolte. Il pubblico ministero titolare del fascicolo è Rodolfo Maria Sabelli.

Le accuse - Gli indagati dovranno rispondere di estorsione, violazione di domicilio e della privacy, rapina ai danni del governatore del Lazio che sarebbe stato ricattato perchè sorpreso con un blitz "senza nè titolo nè legge". Un incontro osè, intimo, privato avvenuto a luglio scorso, all'interno di un appartamento con una persona.
Al momento, a disposizione di chi indaga, c'è una informativa compilata dalla sezione antidroga del Ros. Gli inquirenti non danno molto peso a quanto riferito dagli indagati al momento in cui gli sono scattate le manette intorno ai polsi. Il procuratore capo Giovanni Ferrara, di concerto con l'aggiunto Giancarlo Capaldo, hanno delegato il pubblico ministero Rodolfo Maria Sabelli, a sostenere l'accusa nell'interrogatorio davanti al gip. Il sostituto ieri si è incontrato con gli investigatori del Ros.
"Non sono sicuro che fosse Marrazzo" - "Forse il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, non c'era. Non sono sicuro che la persona che ho visto fosse lui. Forse era una persona somigliante". Ha detto così il maresciallo dei carabinieri Antonio Tamburrino. Secondo quanto spiegato dal sui difensore, l'avvocato Mario Griffo, Tamburrino ha reso davanti al giudice, nell'interrogatorio di convalida, "spiegazioni ampie". "Il dato importante dell'interrogatorio - ha detto il penalista - è che il mio assistito ha espresso dubbi sulla presenza di Marrazzo nel video a precisa domanda del giudice che voleva chiarimento in merito"


Fuga di notizie - L'imperativo, a piazzale Clodio, è quello della massima riservatezza. La notizia dell'indagine non sarebbe dovuta "uscire" - si sottolinea - e adesso bisogna cercare di fare le cose per bene. Ma se da una parte è chiaro che "in questa vicenda non esistono mandanti nè complotti di alcun tipo, ed il caso va inquadrato in un ambito di criminalità comune", dall'altro il ruolo giocato dalla persona che si è incontrata con Marrazzo non è chiaro. Perché se gli ultimi accertamenti sono stati veloci è anche vero che quanto subìto da Marrazzo è stato molto.

Rubati anche soldi - Il governatore, quel giorno sicuramente terribile, è stato anche rapinato dai carabinieri infedeli dei soldi che aveva nel portafogli durante il blitz. Il fatto l'avrebbe detto lo stesso Marrazzo ai pm quando è stato sentito come parte offesa. Per questo motivo i militari fermati devono rispondere di rapina. Stando al dossier dei Ros, quattro assegni, per un importo complessivo di circa 50mila euro, sarebbero stati staccati dal carnet di Marrazzo per cercare di fermare il tentativo di ricatto. Assegni mai incassati e forse spariti dalla circolazione.

Il blitz - Secondo quanto accertato il giorno del blitz due carabinieri avrebbero sorpreso Marrazzo nell'appartamento, mentre altri due sarebbero rimasti fuori in attesa. Gli accertamenti sul video continuano - si spiega - perché bisogna capire chi l'ha girato. L'uso che se ne voleva fare è abbastanza chiaro. Si voleva ricattare il Governatore del Lazio gettandolo in uno scandalo a luci rosse. Il video in questione è stato sicuramente proposto a qualche società di produzione televisiva, forse legata a un gruppo editoriale. Di certo è stato giudicato "invendibile". Forse era destinato a Milano e sarebbe finito nelle mani di un mediatore. Ulteriori accertamenti ci saranno per la droga, di cui gli indagati hanno parlato.

Il contenuto del filmato
– Nel video si vede una camera da let¬to dell’appartamento che si trova in via Gradoli, zona nord di Roma e un uomo che indossa solo una camicia. Vicino a lui c’è un transessuale seminu¬do. Poi si sente una voce (dei carabinieri) che dice: “Favorite i documenti”. “Non mi rovinate, non mi fate del male”, risponde Marrazzo” che si sposta verso un tavolino. Si vedono anche alcune strisce di cocaina e una pic¬cola cannula per aspirarla oltre che il tesserino della Regione Lazio del Governatore.

I carabinieri: 4 mele marce - Antonio Tamburrino, Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini. Sono questi nomi dei carabinieri infedeli. "Sono quattro mele marce che abbiamo immediatamente scoperto e isolato dall'istituzione alla quale non sono degni di appartenere", ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, generale Vittorio Tomasone, riferendosi ai quattro carabinieri fermati, sottolineando che "un'indagine rapida e rigorosa, ha permesso di isolare le quattro mele marce".
 
Perquisito l'appartamento dei trans - Intanto è durata fino a notte fonda la perquisizione effettuata dai carabinieri del Ros nel condominio di via Gradoli, periferia nord di Roma, dove nel luglio scorso sarebbe avvenuto l'incontro tra Marrazzo e un transessuale. I militari dell'Arma, circa una decina, hanno perquisito alcuni appartamenti e identificato sette persone. Secondo quanto si apprende i primi piani delle due palazzine che compongono il condominio vengono abitualmente utilizzate dai transessuali per gli incontri con i clienti.
 
24 ottobre 2009
 
 
 
  
 
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