La sentenza del Tar del Lazio che ha stabilito che
l'ora di religione a scuola deve restare fuori dagli scrutini e nella determinazione dei crediti, non manca di suscitare polemiche. La decisione infatti "danneggia la laicità" ed è sintomo del "più bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identità", sostiene la Cei che respinge quanto stabilito dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio. Monsignor Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica, ha spiegato ai microfoni di Radio vaticana che "la laicità è danneggiata da questa sentenza perché per laicità si intende la giusta neutralità di una comunità civile che però dovrebbe essere preoccupata di valorizzare tutte le identità, ciascuna secondo il proprio peso e rilevanza culturale, presenti su un dato territorio". Sulla vicenda interviene anche il ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini che preannuncia il ricoros al Consiglio di Stato.
Il ministero dell'Istruzione ricorrerà al Consiglio di Stato - Lo ha annunciato il ministro Mariastella Gelmini. "La religione cattolica - ha detto il ministro - esprime un patrimonio di storia, di valori e di tradizioni talmente importante che la sua unicità deve essere riconosciuta e tutelata. Una unicità che la scuola, pur nel rispetto di tutte le altre religioni, ha il dovere di riconoscere e valorizzare". "I principi cattolici dunque, che sono patrimonio di tutti, vanno difesi da certe forme di laicità intollerante che vorrebbero addirittura impedire la libera scelta degli studenti e delle loro famiglie di seguire l'insegnamento della religione. Per questo ho deciso di ricorrere al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar. Sono fiduciosa che, come è accaduto altre volte in passato, il Consiglio di Stato possa dare ragione al ministero e all'ordinamento in vigore". Già nel 2007 il Consiglio di Stato ha ribaltato un analogo pronunciamento del Tar sull'ora di religione.
L'affondo della Cei: "Così si cade nel più bieco risvolto dell'illuminismo" - Al contrario, "se per laicità si intende l'esclusione dall'orizzonte culturale formativo civile di ogni identità si cade nel più bieco e negativo risvolto dell'illuminismo che prevede che la pace sociale sia garantita dalla cancellazione delle diversità e delle identità, mentre io credo che uno Stato sanamente laico deve preoccuparsi di far emergere e rispettare e di mettere in rete caso mai e di far crescerete tutte le identità, soprattutto quelle di altro profilo culturale".Non sarà comunque la Chiesa a fare ricorso contro la sentenza del Tar del Lazio. Per la Cei il problema è in primo luogo del ministero dell'Istruzione in quanto viene messa in discussione una sua direttiva, quindi si conta sulla mobilitazione "di quei settori della società civile che non condividono questa sentenza".
L'ora di religione fa parte della cultura italiana - L'ora di religione non va "a sostenere scelte religiose individuali", ma "èuna componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane". Così monsignor Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica, ai microfoni di Radio vaticana confuta la tesi del Tar, che nella sentenza sull'ora di religione scrive che l'insegnamento "di carattere etico e religioso" in quanto "strettamente attinente alla fede individuale" non può essere oggetto di valutazione.
"Sentenza pretestuosa" - Ai microfoni della Radio Vaticana, mons. Coletti ha rilevato come la sentenza risulti particolarmente pretestuosa: "I crediti, il valore generale del giudizio sull'alunno, vengono dati in base alle scelte del singolo studente, il ministro Fioroni ha anche sottolineato che c'è la possibilità di avere crediti per corsi di danza caraibica. Figurarsi se il 92% delle famiglie italiane che sceglie di avvalersi della religione cattolica, se questo non debba rientrare nel computo della valutazione sull'alunno sarebbe davvero una cosa strana. Tanto più che si tratta di scelte responsabili". Più in generale mons. Coletti ha osservato: "Non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali: ma di una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane".
L'Anm: solo critiche generiche - Ma per l'Anm, le critiche della Cei all sentenza del Tar del Lazio sono solo critiche generiche. "E' legittimo che i provvedimenti giudiziari possano essere criticati e noi non possiamo che ribadirlo - ha detto infatti Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati -, purché le critiche siano espresse nel rispetto di chi emette i provvedimenti. Colpiscono, nel giudizio espresso da monsignor Diego Coletti, quelle critiche che suonano solo come affermazioni generiche nei confronti di tutta la magistratura, e questa è una cosa che sentiamo molto".
"Non accettiamo critiche a tutto campo" - Palamara, che spiega di "non voler alimentare nessuna polemica", aggiunge però che "come magistrati ci impegniamo e continueremo ad impegnarci sempre, pur tra le enormi difficoltà in cui lavoriamo, a rendere il servizio giustizia nell'interesse dei cittadini". "Per questo - prosegue - riteniamo di non meritare critiche che a tutto campo finiscono per essere lette come un attacco nei confronti di tutti i magistrati, facendo leva su un tema sensibile come quello del rapporto tra cittadini e magistratura, che dev'essere caratterizzato dalla fiducia".
I presidi: "Un danno" - "Non c'èdubbio, l'apporto della religione cattolica ha sicuramente contribuito positivamente" ai crediti. Ad affermarlo è Giorgio Rembado, presidente dell' Associazione nazionale presidi (Anp) commentando la sentenza del Tar sui crediti guadagnati con l'ora di religione. Ora - rileva - senza questi crediti "potrebbe crearsi, in qualche caso, anche dei danni". E' una questione che, a suo avviso, "èben lungi dall' essere conclusa" sia per il proseguimento del contenzioso giuridico ("ci possono essere dei ricorsi") sia per le polemiche sollevate. Una questione "complessa che deriva da norme concordatarie" e che chiama in causa "sensibilità diverse nel paese e nella scuola". Tuttavia - precisa - "la scuola pubblica dovrebbe tenere un grande equilibrio, anche per tutelare gli altri credi".
Gli insegnanti di religione: faremo ricorso - "Ci costituiremo in giudizio - ha detto Orazio Ruscica, segretario dello Snadir, il sindacato autonomo degli insegnanti di religione - e impugneremo la decisione come già abbiamo fatto nel 2007" quando la stessa sezione del Tar si era pronunciata per la sospensione della stessa ordinanza del ministero dell'Istruzione, ma contro la decisione il ministero aveva presentato ricorso in appello al Consiglio di Stato. Per il segretario la decisione del Tar "non fa altro che dire che chi lavora deve essere penalizzato. Gli studenti che durante l'anno fanno una materia in più rispetto agli altri devono vedere poi alla fine dell'anno penalizzato il loro lavoro".
13 agosto 2009
Redazione Tiscali