Msf: "Siamo medici non spie, no alla segnalazione degli immigrati"
"Siamo medici e infermieri, non siamo spie". Uno slogan d'impatto quello che Medici senza frontiere ha scelto per lanciare la campagna "Divieto di segnalazione" contro l'emendamento leghista che obbliga medici e infermieri a denunciare all'autorità giudiziaria migranti irregolari bisognosi di cure mediche. Una raccolta di firme attraverso un sito internet e una fiaccolata (il 2 febbraio dalle 17,30 alle 20
davanti a Montecitorio, il giorno prima del voto del provvedimento in Aula) sono le iniziative messe in campo insieme all'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale per dire "no" ad una norma che creerebbe "quel clima di paura e timore che di fatto ostacolerebbe l'accesso dei migranti alle strutture sanitarie". Un provvedimento che si inserisce in una politica più ampia di lotta all'immigrazione clandestina ma le cui conseguenze, secondo Rolando Magnano, portavoce di Msf Italia, "potrebbero essere gravi: per l'immigrato rivolgersi al servizio sanitario sarebbe una roulette russa, nel senso che rischierebbe di venire segnalato alle forze dell'ordine". Con l'ovvia conseguenza che un irregolare ricorrerebbe al medico solo in caso di patologie gravi "con ripercussioni non solo sulla salute del singolo - spiega Magnano - ma anche sul sistema sanitario che si troverebbe a dover trattare delle patologie molto più complesse e costose per la collettività".
Potrebbero insomma venire a crearsi una situazione di allarme sociale?
"Certamente, la paura dell'espulsione spingerebbe i migranti a vivere ancora di più nell'ombra, senza più possibilità di accedere alla prevenzione delle patologie. Non per niente in questa campagna striamo trovando molti compagni di strada, in particolare abbiamo avuto l'adesione dell'intero mondo professionale sanitario con le adesioni della Federazione dell'ordine dei medici, degli infermieri, delle ostetriche, degli assistenti sociali e tutti hanno manifestato contrarietà verso questo provvedimento che, tra l'altro, snatura il nostro lavoro, la nostra professionalità. La nostra figura, quella del medico, è una figura che deve essere di accoglienza e di cura, non può essere relegata a compiti di segnalazione alle autorità di polizia".
Facciamo un parallelo con gli altri paesi europei: qual è la situazione?
"E' difficile fare una comparazione perché ogni paese ha una sua legislazione, diversa dalla nostra anche in relazione al sistema sanitario. Non tutti prevedono per esempio un sistema libero e universalistico come il nostro e poi ci sono differenze riguardo le politiche dell'immigrazione e sistemi di segnalazione dell'irregolarità. Certo quello che noi possiamo dire è che questa legge, e questo 'principio di non segnalazione', in vigore nel nostro ordinamento da 14 anni, è un principio che ha ampiamente dimostrato di funzionare bene".
Era il 1995, governo Dini, tra i firmatari anche la Lega che oggi ne propone la cancellazione: che vantaggi ha portato l'introduzione del "principio di non segnalazione" (art. 13 del decreto legge n. 489/95)?
"In questi anni è aumentato il flusso migratorio e la componente irregolare del flusso migratorio. E nonostante questo non ci sono stati in questi anni casi particolarmente problematici per quanto riguarda le condizioni di salute degli immigrati irregolari che, bisogna ricordarlo, spesso in Italia sperimentano condizioni di vita e di lavoro estreme. Noi di Msf per esempio operiamo con gli irregolari integrati nelle campagne del Sud Italia e stiamo parlando di migliaia di persone che vivono in case di cartone e lavorano 10-12 ore al giorno in condizioni molto difficili. L'assistenza per le patologie lievi è fondamentale".
E' anche grazie al "principio di non segnalazione" quindi che si è potuto lavorare sulla prevenzione?
"Certo. Dico solo che fino ad oggi non c'è stata diffusione di malattie infettive, non si sono verificati casi di persone morte perché non si sono recate presso le strutture sanitarie. Pensiamo solo a quanto successo in California negli anni '90dove si provò ad introdurre una legge del genere. E anche allora il personale sanitario e una fetta importante della società civile si mosse contro questo tipo di provvedimento. Ma per l'abrogazione si dovette aspettare la morte di due immigrati irregolari che non si rivolsero al servizio sanitario nazional: speriamo che non si debba arrivare a questo per rendersi conto della pericolosità del provvedimento".
Il mondo politico come ha accolto questa vostra iniziativa?
"Fino a questo momento il mondo politico ha taciuto, ma secondo noi è importante che in questo momento governo e parlamento ascoltino la società civile e il mondo sanitario. L'eventuale approvazione di questo provvedimento significherebbe mettersi contro l'intero mondo sanitario. Prima di approvare una legge del genere bisogna riflettere bene".