Cronaca

Uno dei profili dedicati a Totò Riina su Facebook
Uno dei profili dedicati a Totò Riina su Facebook 

Facebook monitorato dalla Polizia postale

La polizia postale sta monitorando il social network Facebook dove sono presenti profili intestati o inneggianti a diversi boss mafiosi, tra cui Totò Riina e Bernardo Provenzano, ma al momento non sono stati ravvisati reati perseguibili e dunque non c'è stato alcun intervento. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, i reati d'opinione perseguibili in Italia, commessi anche attraverso Internet, sono quelli legati alla legge Mancino, che condanna l'apologia del fascismo e le discriminazioni razziali. E non è questo il caso dei gruppi in favore della mafia.
Al momento non sarebbero stati rilevati comportamenti illegali - Anche perché, viene fatto notare, oltre a quelli inneggianti ai boss mafiosi, vi sono in internet - non solo su Facebook - fan club di pluriomicidi o serial killer. E anche in questi casi non vi è stato nessun intervento da parte dell'autorità giudiziaria. In ogni caso, comunque, per rimuovere le pagine dal social network sarebbe necessario agire tramite rogatoria internazionale: il server su cui "gira" Facebook è a Palo Alto, in California e dunque l'Italia non può intervenire direttamente.
Il caso della sostituzione di persona - Quando cioè un utente apre una pagina su Facebook utilizzando i dati e le immagini relative ad un altro soggetto che ne è all'oscuro: questo comportamento è illegale e la polizia postale italiana é già intervenuta almeno in una decina di casi, rivolgendosi con una nota ufficiale a Facebook in seguito alla denuncia degli utenti cui è stata rubata l'identità. In quel caso il social network americano ha immediatamente rimosso la pagina, senza che fosse avviata un'attività giudiziaria.
Vizzini: "I fan dei boss sono mafiosi potenziali" - "Migliaia di iscritti per dichiararsi "amico di Totò Riina", decine di "Provenzano fan club" e 152 iscritti al gruppo "Provenzano Santo subito", tolta una piccola minoranza di macabri burloni non possono che rappresentare potenziali mafiosi". Lo dichiara il senatore, Presidente della commissione Affari costituzionali e componente della commissione Antimafia. "In ogni caso si tratta di soggetti - aggiunge - che appartengo a quella che normalmente viene definita un'area grigia pronta a sostenere i boss e Cosa nostra. Ci confortano i 230 mila iscritti al "Falcone fan club".
Sgarbi: "Oscurare da Facebook mafia è marchio depositato"  - Vittorio Sgarbi ha chiesto ad Oliviero Toscani, assessore alla Creatività nel comune di Salemi e titolare del marchio "Mafia" di chiedere e pretendere legalmente l'oscuramento del Social Network denominato Facebook e di tutti i siti internet dove compare quella parola. "Invito l'assessore Toscani, che ha provvidenzialmente registrato il marchio 'Mafia', a pretendere legalmente - spiega Sgarbi - l'oscuramento del sito Facebook e di quelli quelli dove compare il nome 'Mafia'". "Considerando non tanto la contrapposizione tra mafiosi e antimafiosi virtuali, - aggiunge - ma l'evidente strumentalizzazione pubblicitaria di Facebook, ribadisco che l'uso del marchio registrato da Toscani ha come unico obiettivo la lotta alla mafia e la sua mortificazione ed irrisione in chiave paradossale e grottesca, senza accettare schieramenti di fan irrazionali e potenzialmente criminali". "Invito perciò le associazioni antimafia, e in particolare Sonia Alfano - conclude Sgarbi - a chiedere formalmente a Toscani di far valere i suoi diritti di titolare della registrazione del marchio"
Sul social network anche sostenitori di Cutolo -  Recluso da oltre 45 anni, al regime di carcere duro dall'82, probabilmente non avrà potuto sapere lui, un tempo super boss, a capo della nuova camorra organizzata che su uno dei più moderni sistemi di comunicazione, Facebook, sono spuntati veri e propri gruppi di sostegno alle sue 'gesta'. Sì perché sul social network sono già oltre mille le persone che si proclamano vicini a quel leone in gabbia, Raffaele Cutolo, che compare in una foto in bianco e nero. C'è, poi - come riferisce Il Corriere del Mezzogiorno - un altro corposo gruppo di 158 utenti che definiscono Cutolo 'o nummero uno 'e Napulé, insieme ad altri che chiedono la liberazione del 'professore'. Addirittura c'è chi si spinge in un'ode definendolo "santo, martire, leggenda, mito, creatore del lavoro negli anni di piombo del sud Italia, ministro delle Infrastrutture, grande commerciante di import-export per l' America. E lo Stato lo ringrazia mandandolo in galera".
 
 
 
  
 

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